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Posts Tagged ‘conoscenza di sè’

vantaggio-secondarioMolte volte viviamo situazioni nella vita al limite del paradosso… sopportiamo con impavido coraggio persone al nostro fianco che ci torturano emotivamente sprezzanti della sofferenza che ci recano, poi quando si allontanano le rincorriamo per paura di perderle. Teniamo in piedi situazioni lavorative (e non solo) ai limiti del masochismo, tanto che chi ci vede dal di fuori può legittimamente pensare alla pazzia!

La cosa risulta evidente con maggiore chiarezza quando la si osserva negli altri. Generalmente teniamo infatti i fari sempre ben accesi ed orientati verso l’esterno, mentre ci assicuriamo di tenere ben chiusa e al sicuro la “stanzetta interiore”: non sia mai che qualche inaspettato raggio di luce possa filtrare e farci vedere in quali modi sofisticati riusciamo continuamente a sabotare la possibilità di essere, anche solo per un attimo, realmente felici.

Ma, ahinoi, per un (terzo) occhio allenato questi meccanismi appaiono molto evidenti, rivelando non di rado scenari apocalittici al limite della credibilità. C’è chi investe tempo ed energie per mettersi in situazioni complicatissime, per poi chiedersi in modo innocente perché sia così difficile vivere; c’è chi si lamenta di essere trattato da tutti come sfigato, sfoggiando nel frattempo con naturalezza una camicia sporca di sugo abbinata a pantaloni della tuta portati in stile fantozziano; c’è chi si indigna per la scarsa sensibilità che riceve dalle persone, per poi passare a fianco di un moribondo in preda ad un attacco di cuore senza nemmeno accorgersene. Gli esempi potrebbero ovviamente continuare facendo invidiare la fantasia.

Sono forse esempi che ci strappano un sorriso, ma svanisce presto se abbiamo l’audacia di scoprire il nostro personale stile con cui ci sabotiamo costantemente. La domanda che nasce dunque spontanea è la seguente: “qual è il vantaggio secondario?” (altro…)

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images“Un nemico visibile è sempre preferibile a un nemico invisibile. Io non riesco proprio a vedere quali vantaggi rechi, in questo caso, seguire la politica dello struzzo. Non può costituire un ideale che gli uomini restino eternamente fanciulli, che vivano nell’assoluta cecità per quanto riguarda se stessi, che imputino al vicino tutto ciò che torna loro sgradito, che lo tormentino coi loro pregiudizi e con le loro proiezioni. Quanti sono i matrimoni infelici, che durano per anni, e talvolta anche per sempre, perché l’uomo vede in sua moglie la madre e la donna il padre in suo marito, senza che mai riconoscano la realtà dell’altro! La vita è già tanto difficile che potremmo risparmiarci almeno le difficoltà più stupide. Ma senza un confronto approfondito con chi ci sta dì fronte il distacco delle proiezioni infantili è spesso semplicemente impossibile.”

Carl Gustav Jung – La psicologia della traslazione

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La domanda è molto delicata, ma non possiamo fare a meno di continuare a porcela. È troppo importante. Anche il noto psicoterapeuta James Hillman (il prosecutore del pensiero Jung) ha cercato di indagare la questione con grande profondità e umanità.

Il rischio, infatti, è che sia le psicoterapie che i percorsi spirituali finiscano per far concentrare la persona unicamente nel suo personale mondo interiore, come se la sua relazione con tutto ciò che la circonda sia secondaria o priva di valore; come se le due cose non fossero in realtà le facce di una stessa medaglia.

Immergendosi esclusivamente e rigidamente nella propria interiorità, il fortissimo rischio è quello di ritrovare sempre ottimi alibi – psicologici o spirituali che siano – per continuare ad essere esattamente come sempre: meccanicamente abitudinari ed insensibili alle reali necessità altrui. La trasformazione dei propri significati esistenziali, non coincide con la reale trasformazione della propria esistenza.

Se ci ostiniamo a guardare troppo dentro, non ci guardiamo intorno, e se non ci guardiamo anche intorno, scappiamo dal più sincero riflesso di ciò che ci vive dentro. (altro…)

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Tutti parlano di salvezza, tutti affermano di ricercarla, tutti sono certi di conoscere la strada per raggiungerla. In altre parole, sembra che tutti sappiano benissimo di cosa si tratta.

La domanda che però noi ci poniamo è: cosa significa realmente questa parola? salvezza da cosa? o da chi? e quando arriverà? e come?

Che Zeus e tutti gli dei dell’Olimpo ci possano fulminare se azzardiamo a dare una risposta filosofica con elaborate terminologie divine.

Nel tentativo di non interrompere quindi il flusso della domanda, riportiamo qui di seguito un simpatico e significativo aneddoto della vita di Ramana Maharshi:

Un pomeriggio una signora dal Kumbhakonam sedette vicino a Bhagavan ed esclamò: “Come sono felice di avervi incontrato, Swami. Da tanto tempo desideravo moltissimo incontrarvi. Non che voglia qualcosa, Swami. Solo, per favore, siate gentile e concedetemi la salvezza, Swami.” (altro…)

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Un tocco di eleganza nel delineare la natura dell’essere umano, una buona preparazione nozionistica in merito a certe conoscenze di carattere esoterico, il tutto condito con un pizzico di scienza moderna, quel giusto sguardo misterioso di chi la sa più lunga, quella velata ironia di sufficienza nei confronti di altre dottrine o filosofie, la totale mancanza di auto-critica (non certo per carenza di umiltà, ma per chiara visione della vita), e poi la calma… il silenzio… il pieno autocontrollo dato da un sicuro contatto col divino nel profondo, e il gioco è fatto: nasce il “maestrino spirituale”, messaggero della vera verità (rafforzativo d’obbligo). Poco importa se va oggi di moda proclamarsi anti-guru per evidenziarsi come spirito libero e rivoluzionario, nei fatti la conclusione è la stessa.

Oggi mi sento particolarmente generoso, insolitamente ispirato, ed ho pensato di regalare alcune semplici istruzioni estremamente umane per percorrere un cammino estremamente divino e di sicuro successo, in grado di rendervi agli occhi altrui spiritualmente migliori, portatori sani di un insegnamento universale: (altro…)

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Un noto detto orientale afferma che il dito che indica la Luna non è la Luna.

In tali parole viene sintetizzato un principio vitale di portata inimmaginabile. Ogni mattina dovremmo alzarci, guardarci allo specchio, e chiederci: cosa sto realmente cercando? quante certezze sono disposto a sacrificare per trovarlo? sarei pronto a riconoscere il fatto di essermi soffermato sul “dito” per comodità, piuttosto di essere rimasto sempre teso con lo sguardo rivolto verso l’ignoto, verso la totalità della vita?

A nostro avviso, l’unico strumento che ognuno di noi possiede (potenzialmente) per affrontare una ricerca del genere, risiede nella volontà di lasciare spazio alla propria mente religiosa, di fronte alla quale ogni adesione spirituale, filosofica, scientifica, intellettuale o artistica, perde il suo illusorio e compiacente valore.

Ma proviamo a seguire J. Krishnamurti nella sua riflessione:

Quali sono le cose che ci importano maggiormente? Se siamo abbastanza ricchi, ci interessiamo della cosiddetta spiritualità, ci divertiamo a impegnarci intellettualmente, ci interessiamo di arte o ci mettiamo a dipingere per esprimere noi stessi. Se invece non abbiamo molti soldi, dobbiamo andare a guadagnarceli e in questo impieghiamo il nostro tempo, giorno dopo giorno. (altro…)

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E guardando la luna mi chiedo, questa notte, che cosa ci sto a fare qua? Ma cosa ancora più tremenda, mi chiedo chi si pone questa domanda, quale parte di me si sente sopraffatta da questo struggente senso di vuoto?

Sotto queste stelle ogni mio ricordo, per quanto intenso possa essere, si dissolve come polvere nell’immensità, e tutto ciò che ha sempre riempito la mia vita perde valore e intensità. Ogni dolce emozione o dolorosa amarezza, le vedo ora come piccoli mattoni con i quali ho a poco a poco costruito una fortezza invisibile intorno a me.

Sì, mi sono segregato in me stesso, ed ora non so come uscirne. Forse ho paura di uscirne. Ma non ho più intenzione di nascondermi. Non posso più farlo. (altro…)

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