L’Alleanza Sacra | Ringraziamenti ed Epilogo

Per leggere la presentazione del libro cliccate qui.


Ringraziamenti

I miei più sentiti ringraziamenti vanno a Silvia e Denis, perché senza il loro stimolo ed incoraggiamento, avrei ancora nascoste in qualche cassetto le bozze incomplete di questo scritto. È quindi grazie a loro, che in un certo modo rappresentano i miei editori, che si è resa possibile e concreta la stesura e pubblicazione del libro. Per tale ragione li ho invitati a scrivere l’epilogo che seguirà.

Un ringraziamento speciale a Daniela, Anna e Giordano per le loro meticolose e rapide correzioni, e a tutti coloro con i quali stiamo tenendo vivo l’insegnamento di Antonio e la sua forza creativa; testimoni del fatto che attraverso la conquista di una solidale amicizia è possibile compiere qualsiasi impresa, anche le più inimmaginabili.

Un ringraziamento anche a tutti coloro che furono vicini ad Antonio ma che ne hanno nel tempo tradito il ricordo e abbandonato od edulcorato l’insegnamento a proprio uso e consumo, perché il loro esempio mi è servito come monito per la necessità di mantenersi sempre vigili e non considerare mai nulla di acquisito per certo.

Un doveroso ringraziamento lo devo inoltre ai miei genitori che, pur non avendo mai compreso le scelte e lo stile di vita di un figlio decisamente “pecora nera” all’interno del loro contesto familiare, non mi hanno comunque mai negato il loro affetto e il loro aiuto.

Devo infine ringraziare la mia onesta curiosità, perché mi ha sempre spinto oltre i limiti delle apparenze – spesso con un pizzico di follia – per approfondire senza pregiudizi gli argomenti che destavano la mia attenzione, non accontentandomi mai di sole letture o di soli pareri ed esperienze di altre persone.

A me soltanto vanno attribuiti eventuali limiti ed imperfezioni di questo libro.

Joannes Yrpekh

Epilogo

Siamo molto felici ed onorati di scrivere l’epilogo di questo libro, un piccolo gesto di riconoscenza verso l’autore che in questi anni ha condiviso con noi la sua esperienza, con tutto quello che ha rappresentato e rappresenta tuttora per noi.

Joannes ha avuto l’abilità e la sensibilità non comune di trasmetterci quel sentimento che lega il discepolo al suo maestro e che lo rende vivo oltre i confini del tempo e dello spazio, rivelando il concetto di insegnamento “da bocca ad orecchio” nella sua essenza più misterica e profonda: la trasmissione dal cuore del maestro al cuore dell’allievo.

È evidente infatti che tra i due ci sia stato un rapporto fondato su un collegamento intimo e profondo, non assimilabile ad una forma di scambio basata su connotazioni prettamente emotive; un collegamento indescrivibile a parole e incomprensibile con il solo impiego della ragione, una sorta di invisibile contatto che viene menzionato come la più alta forma di insegnamento, pur con termini e immagini diverse, da tutte le tradizioni antiche.

Noi, che abbiamo avuto la fortuna di poter cogliere i frutti del loro incontro, abbondanti e gustosi, ci sentiamo testimoni di un processo raro, un processo di cui l’autore ci ha reso orgogliosi protagonisti. Non siamo soli in tutto questo: insieme a noi un gruppo di amici temerari condividono l’insegnamento che ha lasciato Antonio, anche loro attratti e travolti da un sentimento che non trova spiegazioni nella semplice analisi mentale dei fatti. Come veri compagni di viaggio, ci supportiamo, vicendevolmente, in questa grande avventura.

La nostra storia…

Antonio è entrato nelle nostre vite come un temporale d’estate, desiderato dopo un lungo tempo di siccità e dal quale si viene completamente travolti senza possibilità di riparo. Senza dubbio il nostro incontro è stata la risposta ad un anelato richiamo, che non sapevamo quando sarebbe avvenuto ma di cui nutrivamo la certezza che, prima o poi, sarebbe arrivato viaggiando veloce sul mezzo della necessità e della speranza.

Certamente, non eravamo digiuni di tematiche spirituali: la nostra indole di cercatori ci aveva spinti in direzioni diverse, dai viaggi in paesi esotici alle tecniche di meditazione, fino alla frequentazione di percorsi finalizzati alla condivisione della ricerca interiore.

Per noi era diventato ormai chiaro che, nei gruppi frequentati fino ad allora, le persone fossero per lo più spinte da sentimenti di umana natura, come il desiderio di sentirsi speciali, i giochi di potere, lo sfoggio di discorsi spirituali ma impraticabili nella vita quotidiana, e ancora egoismi, invidie, rivalità.

In mezzo a tanto caos e incoerenza, i sinceri aneliti interiori verso qualcosa di più grande, venivano maldestramente soffocati da necessità di tutt’altra specie, come il desiderio di riconoscimento o di far fronte alla solitudine.

Insomma, ciò che si parava davanti ai nostri occhi addentrandoci in questi ambienti, non aveva nulla di diverso dalle dinamiche di qualsiasi ordinario posto di lavoro o dalle menzogne nascoste dietro alle belle foto di famiglia appese sui muri delle case.

Ecco allora che un impellente bisogno di coerenza e concretezza divenne per noi necessario come respirare. Il bisogno di una mano gentile ma, all’occorrenza, ferma e severa. Il bisogno di un insegnamento realmente profondo in grado di condurci passo dopo passo, e nella vita di tutti i giorni, verso un livello di realtà superiore, verso la bellezza e la conoscenza dei principi che governano noi stessi e il mondo.

Più di tutto, avvertivamo soffocante la necessità di un esempio, stanchi di discorsi tanto blasonati e altisonanti, quanto astratti ed inutili. Ed ecco arrivare Antonio.

L’insegnamento di Antonio e l’incontro con i suoi allievi…

Una delle cose che più ci ha colpito è stata la semplicità del Metodo, base portante del suo insegnamento. Come lui stesso affermava:

“Lo scopo del Metodo attuale non è più quello di fornire particolari concetti in forma criptica ed enigmatica, che prima potevano essere trasmessi solo a poche persone in grado di comprenderli. È finita l’era di camuffare concetti universali come un qualcosa di estremamente complicato.

Il Metodo giunge subito al nocciolo del problema: cosa facciamo qui, ora. Non dobbiamo porci il problema del paradiso e dell’inferno, ma partire dalla vita che stiamo conducendo adesso, toccarla con mano, osservando con una serrata analisi i nostri comportamenti e i nostri atteggiamenti. Il Metodo applicato con perseveranza e sincerità interiore è infallibile.”

Applicare i principi del Metodo alla propria vita equivale a togliersi dagli occhi i molti filtri che fanno percepire la realtà in modo sfocato e distorto; di certo, una volta appreso a “vedere”, nulla torna più come prima.

Molti paragonano infatti la Via ad una strada da percorrere; se lo è, si tratta sicuramente di una strada in salita: tanto più siamo orientati nell’insegnamento seguendone le indicazioni vitali, tanto più siamo sospinti verso nuove vette interiori.

Quando ci fermiamo, tuttavia, rimettendo sugli occhi i filtri che oscurano la vista, non è più possibile sostare al punto faticosamente raggiunto: quando rinunciamo a proseguire, inevitabilmente torniamo indietro, scivolando inesorabilmente verso un punto più basso rispetto a quello da cui eravamo partiti. Ecco perché gli antichi maestri richiamavano l’attenzione degli allievi sul pericolo di cominciare un percorso spirituale e sospenderlo a metà strada.

Molte volte questo concetto è risuonato vivo dentro di noi quando abbiamo incontrato coloro che vantavano il fatto di aver frequentato Antonio per anni. In alcuni casi siamo stati anche mossi dalla speranza di poter unire le forze sotto il tetto di un intento comune, per poi scoprire tuttavia, e non senza rammarico, che alcune di queste persone avevano scelto di rimanere comodamente sedute sulla loro poltrona dopo la sua morte, dedicandosi alla sola attività di lucidare antiche medaglie e spolverare invisibili attestati di frequenza.

Era evidente che tali persone avessero nascosto la loro pigrizia e il loro scarso coraggio dietro ad epiloghi di dubbia liceità, giustificando la loro inerzia dietro al decreto secondo cui, dopo la morte del maestro, l’insegnamento non sarebbe potuto andare avanti. Non limitandosi a questo, alcuni presero addirittura a lanciare maledizioni e messaggi di guerra verso tutti coloro che osavano farlo.

Alcuni personaggi hanno tappezzato le loro uniformi di galloni e mostrine per acquisire potere sulle persone sensibili alle divise e ai concetti roboanti. Molta forma, poca sostanza e una sconcertante fragilità caratterizzano le mura di templi così malamente attrezzati. Ma i peggiori di tutti sono stati coloro che, in nome dell’insegnamento, hanno tradito, separato, rovinato relazioni nate con i più nobili intenti.

Abbiamo visto diversi discepoli di Antonio scimmiottare pateticamente la sua figura per godere di meri vantaggi di riconoscimento, passeggiando a braccetto con menzogne, illusioni e sentimenti malevoli verso chi, fino a poco tempo prima, definivano un loro fratello.

Abbiamo visto guerrieri valorosi di un tempo, portatori di verità e giustizia, perdere vitalità e forza, atteggiandosi a bulli di periferia che cercano di dimostrare la loro forza andando a fare risse nelle taverne invece di combattere per il loro Signore, dimenticando l’impeccabilità dei veri cavalieri.

Abbiamo visto ancelle benevole e delicate diventare serpentine portatrici di maldicenze, sentimenti avversi e pensieri fomentatori di litigiosità, scontri e separazioni.

Fortunatamente, abbiamo anche conosciuto coloro che, dopo aver acquisito per diversi anni un addestramento da Antonio, hanno creato una loro scuola o comunque un loro sistema per trasmettere ciò che avevano appreso. Tra questi, qualcuno ha personalizzato il messaggio e l’intento portando avanti l’insegnamento a modo proprio, senza però ignorare il cuore di ciò che lo aveva sempre caratterizzato, ovvero il servizio disinteressato verso il prossimo.

Una particolare condizione di lavoro…

Dedicarsi alla strada tracciata da Antonio, come in qualsiasi Via seria, non è certamente semplice. Un percorso interiore che miri a liberare l’essere umano dalle sue afflizioni per porlo a contatto con la sua natura superiore, implica un costante e continuo lavoro su se stessi che non ammette ipocrisie e menzogne.

La richiesta di un maestro, d’altronde, non è quella di essere perfetti, ma quella di essere sinceramente intenzionati a conoscere e toccare con mano le diverse tendenze ed energie che vivono dentro di noi, per valicare le sofferenze che ognuno custodisce profondamente nelle gallerie segrete della propria anima.

La vera malattia dei nostri tempi è infatti la sofferenza in cui versa ogni singolo essere umano, una sofferenza che nasce e vive dentro di noi e che tuttavia tendiamo a giustificare, alimentare, dare per scontata, coltivando dunque delle ottime ragioni a sostegno della sua esistenza. Antonio a questo riguardo diceva:

“Tutti i concetti per i quali occorre accettare la sofferenza di oggi per essere felice domani, sono una menzogna demoniaca. È oggi che devo essere felice, perché così lo sarò anche domani e potrò aiutare gli altri ad esserlo.”

Per motivazioni che probabilmente esulano dalla possibilità di essere esposte in questo scritto, anche noi sentiamo la necessità e la responsabilità di prenderci cura del campo seminato da Antonio, seguendo le indicazioni che ha lasciato e al contempo adattandole alle molteplici e sempre nuove sfide che la vita pone di fronte.

Nel partecipare a questo lavoro di antiche origini, presto ci si rende conto che gli sforzi che si possono fare in modo indipendente, ognuno per conto proprio, non potrebbero mai essere sufficienti.

Tra i partecipanti riuniti attorno a questa generosa tavola, diventa subito evidente quanto si abbia bisogno gli uni degli altri per potersi conoscere ed aiutare nel faticoso processo della conoscenza interiore; i compagni di strada rappresentano una fondamentale occasione per confrontarsi senza remore e per scoprire nuovi aspetti di sé.

Come ci disse la moglie di Antonio non molto tempo fa:

“Antonio ha sempre desiderato che alcune persone potessero un giorno imparare a nutrire sincera amicizia tra di loro, unite da un profondo e fraterno affetto e da un intento saldo nella Via.”

Camminare insieme, infatti, non dovrebbe coincidere con il solo incontrarsi nei giorni stabiliti, e non dovrebbe mai diventare una mera occasione di sfogo delle proprie tensioni con la scusa di far vedere all’altro i suoi errori.

Un gruppo di persone che non si ritrovano per motivazioni ordinarie ma che, al contrario, sono mosse dal desiderio di lavorare su se stesse, dovrebbero essere animate da pensieri e da sentimenti molto diversi da quelli della vita di tutti i giorni, o perlomeno dovrebbero lottare senza sosta per realizzare qualcosa di diverso.

Si cammina infatti insieme non tanto per mitigare la propria solitudine, ma perché si sente il bisogno di un aiuto fraterno e sincero per consentire la nascita di condizioni che permettano la sperimentazione di qualcosa di nuovo.

Le influenze superiori di cui abbiamo bisogno e che tanto ricerchiamo, sono inaccessibili quando si lavora da soli con emozioni e pensieri ordinari. Un gruppo fondato sull’intento di perseguire una reale conoscenza di se stessi, ha bisogno di un sentimento non comune, di un senso di collegamento e di unità che aiuti a percepire la forte sensazione della concreta possibilità di espandere i limiti della propria coscienza. Senza un gruppo di amici fondato su una tale percezione, non si può raggiungere l’intensità necessaria.

Più siamo uniti e coscienti, più avremo energia per opporre resistenza ai diversi tipi di influenze sfavorevoli, che continuamente metteranno alla prova il nostro scopo, per volare così più in alto di esse. Come evidente nelle scienze antiche così come in quella contemporanea, un gruppo è la risultante di un insieme di forze non assimilabile alla somma delle sue parti.

Ciò che si sprigiona tra le persone accomunate da un medesimo sentimento, è qualcosa di potente, superiore; un acceleratore di esperienze, conoscenza e comprensione, un mezzo di espansione della coscienza.

L’affetto che si percepisce in un gruppo così fondato, non è personale né riservato, ma sembra piuttosto che prenda vita e si manifesti come una creatura benevola, espandendosi, muovendosi ed offrendo generosa – quando ne trova i presupposti – il suo calore e la sua forza. Tale è la sensazione che abbiamo più volte avuto la fortuna di sperimentare, incontrando persone con le quali si è creata subito una condizione di magnetica attrazione e familiarità.

Come amici che non si incontrano da molto tempo, abbiamo compreso che i confini che ci separano sono davvero illusori, e che abbiamo sovente poca lungimiranza a ritenere che i nostri stessi pensieri, emozioni ed azioni non abbiano un riverbero sul nostro prossimo.

Come nodi di una rete, comprendiamo la responsabilità che abbiamo nei confronti degli altri come di noi stessi, e che se è possibile andare in qualche luogo lontano, possiamo farlo solo se viaggiamo su un mezzo ben attrezzato e se lo facciamo insieme.

… e l’insegnamento prosegue

Come evidente dal racconto dell’autore, l’insegnamento di Antonio non è da considerarsi teorico; egli non è mai stato un maestro seduto a gambe incrociate pronto a dispensare perle di saggezza e pillole di buon senso: egli ha sempre evitato e scoraggiato le persone ad avere una visione di lui da divinizzare, per non correre il rischio di creare una distanza, una barriera che non gli avrebbe permesso di trasmettere il suo messaggio.

Il suo principale strumento di insegnamento è stato infatti l’esempio: ogni persona che viveva al suo fianco poteva attingere a piene mani da questa inesauribile sorgente, anche solo osservando il modo in cui si comportava in ogni frangente della sua vita, un esempio corretto ed efficace che solo chi conosce profondamente i principi che regolano la vita sa utilizzare come prezioso strumento d’addestramento.

Nel seguire la strada da lui tracciata, abbiamo capito quanto tutto sia rivolto, in maniera pratica, alla comprensione di se stessi, un passaggio fondamentale per procedere lungo un cammino che non si vincoli ad un tempio, una moschea o una chiesa, e nemmeno da perseguire come hobby, il tal giorno ad una tal ora. Diventa molto più che evidente che una ricerca seria coinvolge inevitabilmente la vita in ogni suo aspetto, e che non si ferma mai.

Il fatto che noi due, intimamente legati all’autore e beneficiari in prima persona della sua esperienza, non abbiamo mai conosciuto personalmente Antonio, stupisce molte persone.

Alcuni hanno cercato di approfittare di questo fatto, ritenendolo una lacuna, per insinuare dei dubbi sull’insegnamento stesso, sul nostro diritto a ritenerci comunque suoi allievi e, in ultima battuta, per scoraggiarci dal nostro intento di continuare su questa strada.

Molti ci hanno ricordato infatti che l’insegnamento senza addestramento non sia possibile. Ma cos’è l’addestramento se non l’acquisizione pratica della chiave attraverso cui decriptare i messaggi della vita, per rispondere ad essi in modo creativo ed evolutivo? Grazie a numerosi fatti, abbiamo compreso che l’addestramento di Antonio continua e non ha mai cessato di farlo, purché ci si ponga nella giusta predisposizione interiore.

Per nulla scoraggiati dal fatto di non aver goduto della sua presenza fisica, riteniamo, insieme a molte altre persone con le quali condividiamo la meraviglia dei suoi insegnamenti, di avere avuto la fortuna di incontrare Antonio in un’altra forma, non meno reale di quella fisica, e i modi che lui usa per farci sentire la sua vicinanza resteranno per sempre parte dei nostri più intimi e sacri segreti.

Come tutti i grandi maestri della storia, siamo sicuri che anche Antonio sta continuando la sua missione; lo sentiamo sussurrare il suo messaggio a tutti coloro che anelano ad ascoltare, e con grande delicatezza, sentiamo il suo sguardo benevolo su di noi ogni volta che ci sentiamo affranti o affaticati, così come la sua severità quando tergiversiamo su problemi che richiedono tutta la nostra attenzione.

A tutti coloro che pensano che un maestro, dopo essersi separato dal corpo fisico, finisca la sua missione, citiamo le parole di Gesù quando parla ai suoi discepoli:

“Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.” [1]

Silvia e Denis

[ scarica il libro completo in pdf ]


[1] Vangelo, Gv 14, 18-21.

6 risposte a "L’Alleanza Sacra | Ringraziamenti ed Epilogo"

Add yours

  1. “…atteggiandosi a bulli di periferia che cercano di dimostrare la loro forza…..dimenticando l’impeccabilità dei veri cavalieri”. Un concetto interessante.

  2. Di concetti interessanti ne ho trovati moltissimi e in tutti i capitoli. Sarebbe difficile citarli tutti… Un grande stimolo per iniziare ad osservarci con nuovi occhi. Grazie di cuore!

Rispondi a vincenzo Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: