Nei testi evangelici l’immagine del sepolcro imbiancato non è una metafora gentile. Indica ciò che appare luminoso, puro e rassicurante, ma che interiormente ha cessato di essere vivo.
L’episodio che riportiamo qui è una testimonianza reale e verificata, e mostra come questo stesso meccanismo sia oggi perfettamente operativo anche negli spazi digitali dedicati alla spiritualità, dove l’estetica del messaggio può facilmente sostituirne la sostanza.
In un angolo remoto dell’Inferno, due diavoli amici si incontrarono.
Uno dei due saltellava con entusiasmo, come un bambino che ha appena ricevuto un dono inaspettato. L’altro, più cupo e riflessivo, lo osservava con sospetto.
“Che ti prende?” Chiese. “Perché sei così fuori di te dalla gioia?”
Tutti conosciamo gli slogan di certi personaggi famosi, come il celebre «Siate folli, siate affamati» di Steve Jobs. Un messaggio bello, per carità, ma forse più emozionale e momentaneo che realmente profondo e applicabile.
In altre parole: chi sarà mai riuscito davvero a far proprio questo slogan, a portarlo nella vita concreta, quotidiana? Normalmente questo tipo di messaggi infiamma i cuori nell’istante in cui li si ascolta, ma dopo pochi minuti tutto torna esattamente com’era prima.
Non perdiamoci d’animo però. Lasciamoci stupire dal fatto che slogan simili, molto meno noti ma infinitamente più densi di quella forza vitale e spirituale che può davvero lasciare un segno dentro di noi, pulsano dietro i veli delle antiche tradizioni, dove i concetti religiosi si dissolvono per far emergere gli insegnamenti iniziatici.
Volete un esempio? A questo punto, ci sembra giusto.
Ci abituiamo a tutto, anche a ciò che non ci fa bene: relazioni pesanti, lavori che non sopportiamo, modi di essere che non ci rendono felici. Le abitudini sono economiche: permettono al cervello di risparmiare energia, ci offrono l’illusione di avere il controllo e una certa sicurezza emotiva. Ma in questa apparente stabilità perdiamo vitalità, desiderio, possibilità.
Ogni esperienza che non riusciamo a comprendere e ad assimilare in modo armonico scivola nell’Inconscio. Lì si depositano simboli non codificati, frammenti di vita che sfuggono alla nostra comprensione ma che, pur restando nascosti, continuano a influenzare profondamente il nostro agire.
Normalmente, tendiamo a considerare vuoti gli spazi privi di oggetti o persone, affidandoci esclusivamente alla nostra capacità visiva. Vuoto diventa dunque uno spazio senza elementi tangibili, una visione dunque superficiale che ci porta a trascurare le dimensioni più sottili e profonde della realtà che ci circonda.
Se ci si ferma un attimo ad osservare quello che succede nel mondo, è inevitabile notare una certa frenesia nelle relazioni: una sorta di mordi e fuggi in cui la creazione di rapporti autentici e sinceri diventa sempre più rara e difficoltosa, lasciando spesso una sensazione di vuoto e insoddisfazione. Potrebbe essere che questo dipenda anche dalla perdita di significato che la parola e il silenzio hanno assunto nelle relazioni? E forse, immersi come siamo in un mondo di parole, stiamo perdendo la capacità di apprezzare sia il valore della parola sia quello del silenzio?
Quante volte sentiamo parlare di “ricerca spirituale” come la risposta a ogni insoddisfazione o vuoto esistenziale? Eppure, quante di queste aspirazioni nascono davvero da un autentico desiderio di trascendenza e non, invece, da un’insoddisfazione più terrena e contingente? È facile confondere la volontà di scoprire il proprio Sé con il bisogno di risolvere un disallineamento tra ciò che desideriamo e ciò che siamo, tra ciò che crediamo di volere e ciò che effettivamente ci realizza.
Il concetto di destino ha affascinato l’umanità fin dai tempi antichi, intrecciandosi con miti, religioni e filosofie. Ma cos’è davvero il destino? Una forza immutabile che guida la nostra vita, un intreccio di scelte consapevoli o semplicemente una serie di eventi casuali? Guardando alle diverse tradizioni culturali, possiamo trovare prospettive sorprendenti che ci invitano a riflettere.
Proviamo a riflettere sulle motivazioni che spingono l’essere umano all’apparente ricerca di trascendenza ad arroccarsi in modo bigotto ad un indirizzo escludendo con energia tutti gli altri. Una prima ragione, forse quella più evidente, si ritrova nell’insicurezza di fondo che accompagna silenziosamente ciascuno di noi e che inevitabilmente influenza non solo le nostre scelte ma anche il modo in cui le viviamo. A volte può infatti costare fatica dover sostenere un proprio ideale religioso di fronte agli altri (o anche solo di fronte a se stessi), o giustificare la propria scelta ammettendo che si tratta di una delle tante strade possibili. La conseguenza psicologica più immediata per far fronte all’esigenza di sentirsi nel giusto assoluto senza dover faticare per mettersi in discussione e confrontarsi con gli altri, è quella di idealizzare il proprio percorso come il migliore possibile.
Quasi ogni cammino spirituale si trova immerso in un mercato che offre ogni sorta di promesse: crescita rapida, illuminazione immediata e tecniche per raggiungere una consapevolezza superiore in pochi semplici passi. Abbiamo già affrontato il tema nella sezione Scienza interiore.
In accordo con l’antico mito Greco, Pandora fu la prima donna forgiata dagli dei. Il suo nome significa sia “dotata di tutto” che “donatrice di tutto”. Efeso, il fabbro dell’Olimpo, creò per Pandora un corpo di straordinaria bellezza, il vaso della sua coscienza. Atena le diede un’anima e soffiò in lei la forza della vita. Afrodite, la dea dell’amore, le diede un desiderio sensuale disinibito e una bellezza seduttiva che avrebbe potuto catturare ogni cuore. Ermete, il messaggero degli dei, le diede l’arte di discorrere in modo eloquente e di persuadere sottilmente.
Tutti sanno che i Vizi (o Peccati) Capitali sono saldamente legati alla Tradizione Cristiana, giusto? Eppure… perché Gesù non ne parla e non se ne trova traccia nei quattro vangeli canonici?
Come sempre, diamo per scontate moltissime cose apprese per assimilazione passiva, ma molte di queste potrebbero rivelarsi diverse dalle nostre certezze.
Tutti sanno che i Vizi (o Peccati) Capitali sono saldamente legati alla Tradizione Cristiana, giusto? Eppure… perché Gesù non ne parla e non se ne trova traccia nei quattro vangeli canonici?
Come sempre, diamo per scontate moltissime cose apprese per assimilazione passiva, ma molte di queste potrebbero rivelarsi diverse dalle nostre certezze.
Tutti sanno che i Vizi (o Peccati) Capitali sono saldamente legati alla Tradizione Cristiana, giusto? Eppure… perché Gesù non ne parla e non se ne trova traccia nei quattro vangeli canonici?
Come sempre, diamo per scontate moltissime cose apprese per assimilazione passiva, ma molte di queste potrebbero rivelarsi diverse dalle nostre certezze.
Non possiamo non stupirci ogni anno con l’avvento della primavera, osservando la forza che esprime un germoglio verde, chiaro e tenero. Dopo il periodo invernale in cui tutto era fermo e spoglio, tanto da sembrare morto, avviene questo processo, spettacolare e sacro per l’uomo che riesce a cogliere e sentire riprodurre in sé gli stessi fenomeni che avvengono nella natura.
Tutti sanno che i Vizi (o Peccati) Capitali sono saldamente legati alla Tradizione Cristiana, giusto? Eppure… perché Gesù non ne parla e non se ne trova traccia nei quattro vangeli canonici?
Come sempre, diamo per scontate moltissime cose apprese per assimilazione passiva, ma molte di queste potrebbero rivelarsi diverse dalle nostre certezze.
Abbiamo intervistato un essere intelligente su un argomento prettamente spirituale; nello specifico le nostre domande si sono focalizzate su come scegliere un cammino spirituale e una guida in esso . Ecco cosa è emerso.
Tutti sanno che i Vizi (o Peccati) Capitali sono saldamente legati alla Tradizione Cristiana, giusto? Eppure… perché Gesù non ne parla e non se ne trova traccia nei quattro vangeli canonici?
Come sempre, diamo per scontate moltissime cose apprese per assimilazione passiva, ma molte di queste potrebbero rivelarsi diverse dalle nostre certezze.
Un missionario, dopo una lunga serie di successi in giro per il mondo, decide di accogliere una sfida pericolosa per recarsi in uno sperduto angolo della foresta amazzonica. Obiettivo: convertire una selvaggia tribù di cannibali e redimerli dai loro peccati.
Arrivato sul posto, riesce miracolosamente a conquistare la fiducia dei selvaggi, e inizia la sua opera di evangelizzazione con il capo tribù. Quest’ultimo si rivela uno studente curioso e molto attento; in poco tempo acquisisce le principali nozioni religiose.
Un bel giorno, inizia a fare alcune domande al missionario:
Lo sappiamo: è un argomento spinosissimo, ma questo post è stato ispirato unicamente dal fatto che molti di voi ci scrivono spesso per chiederci ragguagli in merito alla scelta di una Scuola spirituale. Ad esempio:
“Come faccio a capire se è una buona Scuola oppure no?”
“Quali sono gli indizi per capire se posso fidarmi?”