Le regole nella Quarta Via (cap. 27)

Le regole non possono mai essere facili, piacevoli o confortevoli. Al contrario, devono essere difficili, spiacevoli e scomode; altrimenti non risponderebbero al loro scopo. Le regole sono le sveglie che destano l’uomo dal sonno. Ma l’uomo che apre gli occhi per un secondo, si indigna quando sente suonare le sveglie e domanda: non ci si può dunque svegliare senza sveglie?

P. D. Ouspensky (1)

Una delle cose più importanti in ogni tipo di scuola è l’idea delle regole. Se non ci sono regole, non c’è scuola.

Occorre comprendere che tutte le regole sono per ricordare se stessi, anche se hanno uno scopo in sé. Se non esistono regole, e non è compresa l’importanza delle regole, non c’è lavoro. La cosa importante di cui rendersi conto a proposito delle regole è che esiste in realtà solamente una regola, o per dire meglio soltanto un principio: non si deve far nulla di inutile.

In ogni momento della nostra vita, facciamo centinaia di cose inutili e, a causa di ciò, non possiamo fare e dobbiamo prima imparare a non fare qualunque cosa sia inutile. Prima dobbiamo apprendere a non fare cose inutili in rapporto al lavoro, poi in relazione alla nostra vita stessa. Ciò può richiedere molto tempo, ma questa è la strada per imparare.

Dobbiamo far questo, non dobbiamo far quello; queste sono tutte specificazioni, ma esiste una sola regola. Finché non comprendiamo questa regola fondamentale, dovremo seguire altre regole che ci vengono date.

Le regole sono particolarmente importanti in relazione all’organizzazione dei gruppi perché, dato che le persone vengono senza conoscersi reciprocamente e senza sapere cosa sia tutto questo, debbono essere imposte alcune regole. Per esempio, una delle regole che viene imposta ai nuovi è che non debbono parlare con estranei di quanto apprendono [al Lavoro]. Essi cominciano a rendersi conto dell’importanza di questa regola solamente quando questa forma di discorso si rivolge contro di loro, quando i loro amici insistono affinché parlino ed essi non vogliono più parlare. Questa regola ha lo scopo di aiutare le persone a non mentire perché quando parlano di cose che non conoscono, esse naturalmente cominciano a mentire.

Ma la ragione principale di questa regola è che un principio del lavoro-scuola è non dare idee, non cederle agli altri, dandogliele solamente a determinate condizioni che gli impediscano di essere falsate. Altrimenti saranno falsate il giorno dopo.

È importantissimo impedire che queste idee si deteriorino, perché si può dire che una scuola è qualcosa in cui persone e idee non muoiono. Nella vita, sia persone che idee muoiono, non immediatamente, ma lentamente muoiono. Un’altra ragione di questa regola è che essa è una prova, un esercizio di volontà, un esercizio di memoria e comprensione.

La regola è anche un tipo di educazione, perché obbedendo alle regole la gente crea qualcosa in sé. Se non ci fossero regole, non ci sarebbe sufficiente attrito.

Le regole sono difficili da osservare perché, ricordando le regole e obbedendo alle regole, si accumula energia conscia. Questo è il motivo principale per cui vengono fatte le regole. Uno non può descrivere le regole o farne un elenco; le regole però possono essere comprese. Inoltre, lo sviluppo emozionale richiede disciplina.

Nulla sviluppa il centro emozionale più del rinunciare all’ostinazione.

Le regole sono collegate con l’idea di condotta. Quando diveniamo uomini n. 5, la nostra condotta sarà perfetta in confronto a ciò che è ora. Ma non siamo uomini n. 5, quindi dobbiamo avere regole. Se ricordiamo le regole, le comprendiamo e seguiamo, la nostra condotta sarà coerente e condurrà in una direzione precisa. Non sarà più la condotta erratica degli uomini n. 1, 2 e 3.

Tutte le strade richiedono disciplina. Ciò spiega perché uno non può lavorare da solo. Uno non può creare disciplina da solo. Se si comprende questo lavoro, allora la disciplina assume la forma che uno non decide da sé, ma lavora in base alle istruzioni. Occorre molto tempo per acquisire volontà, perché prima va vinta l’ostinazione. Frattanto è necessaria un’altra volontà, la volontà della scuola, dell’organizzazione. (2)

Anche questo avviene secondo una certa legge. Ma chi è seriamente impegnato, pur riconoscendo la necessità di regole, può non identificarsi con l’organizzazione e ricorda il suo vero scopo. (3)

Le regole del Lavoro sono completamente diverse dalle regole di vita. Si può avere ragione nella vita ma sbagliarsi completamente nel Lavoro. Per questo è necessario capire che il Lavoro è una nuova forma di pensare. È una nuova norma, una cosa nuova da tutti i punti di vista, e con essa si comincia a valorizzare se stessi ad una luce completamente diversa – non alla luce della vita esterna ma alla luce del Lavoro. Ciò che il Lavoro si propone é fare in modo che si pensi differentemente – che cambi la nostra mente, che cambi il nostro modo di pensare, in modo da cominciare ad esaminare se stessi in un modo nuovo.

M. Nicoll (4)

(1) P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto (251).

(2) P.D. Ouspensky, La Quarta Via (338-342).

(3) C.S. Nott, Insegnamenti di Gurdjieff – Vol. 2 (315).

(4) M. Nicoll, Commentari, Vol. I, cap. 29.

Ascolta gli insegnamenti della Quarta Via in formato podcast:


Tutti i capitoli della Quarta Via: https://associazioneperankh.com/category/quarta-via/

Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

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