L’illusione di poter fare – La Quarta Via (cap. 10)

La suprema illusione dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutti pensano di poter fare, vogliono fare, e la loro prima domanda riguarda sempre ciò che dovranno fare ma a dire il vero, nessuno fa qualcosa e nessuno può fare qualcosa. Questa è la prima cosa che bisogna capire. Tutto accade. (1)

Make-gudjieffQuando nella Quarta Via viene detto che le cose accadono a tutti e che la gente non può fare nulla, ciò si riferisce alle condizioni ordinarie nella vita ordinaria: quella che è chiamata vita normale. Ma nel nostro lavoro si cerca di uscire da questa vita normale, perciò dobbiamo già fare qualcosa. Solamente che dobbiamo prima imparare ciò che possiamo fare, perché nelle nostre presenti condizioni parecchie cose continueranno a succedere (…).

Al principio la differenza non è tra fare e non fare ma tra cercare di fare e cercare di comprendere, e attualmente tutta la nostra energia deve essere concentrata nel cercare di comprendere. Inizialmente si cerca di trovare le cose che possiamo controllare in noi stessi, e se lavoriamo su esse, acquisteremo controllo. Questo è tutto il fare possibile per il momento.

Invece di cercare di fare, bisogna cercare di non fare, apprendere prima a non fare. Se si sta cercando di fare cose che vengono considerate desiderabili è opportuno cercare nella maniera opposta: di non fare cose che sono indesiderabili. (2)

PRINCIPI DEL FARE

Le persone non possono fare perché dormono. Come può gente addormentata fare? È necessario esser desti; quando uno è sveglio, può fare. Fare è magia.

Riteniamo di poter prendere una certa decisione e di agire in conseguenza. In realtà siamo controllati non da decisioni interiori ma da influenze esteriori. Se la decisione interna corrisponde all’influenza esterna, lo faremo, altrimenti no. Ma possiamo creare in noi stessi poteri per fare. La Natura ci ha fatti macchine operanti sotto influenze esterne, con una possibilità però di sviluppare il nostro motore. Se non c’è motore interiore, non faremo altro che continuare a girare sullo stesso posto.

Bisogna rendersi conto che una cosa è fare progetti, avere ideali, e un’altra cosa è fare. Possono essere soltanto buone intenzioni. Una delle caratteristiche principali del nostro essere è di non poter fare quello che decidiamo.

Prima di tutto è necessario comprendere il principio che nessuno può fare nulla. Se pensiamo alla vita, non alla vita personale ma alla vita dell’umanità, alle guerre, alle rivoluzioni, lo vedremo chiaramente. Dobbiamo cercare di trovare un caso giusto per l’osservazione, perché se troviamo qualcosa che è troppo piccolo non lo vedremo. Ma se troviamo il caso giusto, le giuste condizioni, le giuste circostanze, prestissimo ci accorgeremo se possiamo fare qualcosa o no. (3)

L’uomo ha un ridotto grado di libertà paragonabile al grado di libertà di movimento di un violino nel suo astuccio. (4)

Siamo talmente abituati a pensare che le cose potrebbero essere diverse che non cerchiamo di cambiare le cose che potremmo. Possiamo cambiare oggi, ma ieri è finito. Se cambiamo oggi, domani le cose possono accadere in maniera diversa. Sembra una contraddizione, ma è precisamente la nostra convinzione che le cose possono essere differenti a impedirci di fare quello che possiamo per renderle differenti.

Normalmente le persone non vogliono abbandonare l’idea di non poter fare, quindi anche se si rendono conto che le cose accadono, trovano scuse, quali: “Questo è un caso, ma domani sarà diverso”. Questo è il motivo per cui non possiamo comprendere quest’idea. Durante tutta la nostra vita vediamo che le cose accadono, ma noi le spiegheremo come accidenti, come eccezioni alla regola che non possiamo fare. O dimentichiamo, o non vediamo o non prestiamo sufficiente attenzione. Riteniamo sempre che in ogni momento possiamo fare. Se vediamo nella nostra vita un tempo in cui abbiamo cercato di far qualcosa e non ci siamo riusciti, questo sarà un esempio, perché scopriremo che abbiamo spiegato il nostro fallimento come un caso, come un’eccezione. Se la stessa situazione si ripete, riterremo che saremo capaci di fare, e se falliremo ancora, di nuovo spiegheremo il nostro insuccesso come un semplice accidente. E utilissimo riesaminare la nostra vita da questo punto di vista. Ci proponevamo una cosa ed è accaduto qualcosa di diverso. Se siamo realmente sinceri, vedremo. (5)

Un’altra conversazione è rimasta nella mia memoria. Domandavo a G. che cosa un uomo dovesse fare per assimilare il suo insegnamento.

Cosa deve fare?”, esclamò come se la domanda lo sorprendesse. “Ma egli è incapace di fare qualcosa. Deve prima di tutto comprendere certe cose. Ha migliaia d’idee false e di concezioni false soprattutto su di sé e deve cominciare con il liberarsi perlomeno da alcune di esse, se vuole acquistare qualcosa di nuovo. Altrimenti, il nuovo sarebbe edificato su una base falsa ed il risultato sarebbe ancora peggiore”. (6)

Nel nostro stato presente differiamo pochissimo dagli animali. La nostra capacità di scelta comincia solamente quando cominciamo a renderci conto della nostra situazione, della nostra meccanicità, e quando cominciamo a lottare per qualcosa d’altro. (7)

Ouspensky ci suggerì di compiere un semplice esperimento che lui stesso aveva fatto dopo aver udito per la prima volta quest’idea del sonno all’inizio del lavoro su di sè. Dovevamo sederci da soli in una stanza tranquilla, quindi guardare le lancette di un orologio poggiato su un tavolo vicino, e vedere per quanto tempo riuscivamo a mantenere il seguente pensiero: “Sono qui seduto a guardare le lancette di un orologio e sto tentando di ricordare me stesso. Dapprima non avemmo l’impressione che si trattasse di un’impresa particolarmente formidabile, ma due o tre esperimenti di autoricordo bastarono a dimostrarci tutta la sua difficoltà. (…) Era umiliante scoprire con quale frequenza scomparivamo nella terra del sogno durante l’esperimento, per ritornare solo molto tempo dopo a quello che presumevamo di star facendo. (8)

OSTACOLI AL FARE

Per la maggior parte delle persone, anche se colte e ragionevoli, il principale ostacolo sulla via dell’acquisizione della coscienza di sé è che credono di possederla; in altri termini, sono del tutto convinti di avere già la coscienza di se stessi e di possedere tutto ciò che accompagna questo stato: l’individualità, nel senso di un Io permanente e immutabile, la volontà, la capacità di fare, e così via. Ora, è evidente che un uomo non avrà interesse ad acquisire con un lungo e difficile lavoro una cosa che, a parer suo, possiede già. Al contrario, se uno gliene parla, penserà che è pazzo, o che tenti di approfittare della sua credulità per suo vantaggio personale. (9)

Un altro ostacolo sulla via del fare è l’assenza di uno scopo.

Ad una riunione a cui partecipò Ouspensky, venne posta una domanda a Gurdjieff da uno dei presenti: Qual era lo scopo del suo insegnamento?

“Ho certamente il mio scopo, rispose, ma permettetemi di non parlarne; perché il mio scopo non può significare ancora nulla per voi. Per voi ciò che conta ora è che possiate definire il vostro proprio scopo. Quanto all’insegnamento in sé, non potrebbe avere uno scopo. Non fa che indicare agli uomini il miglior modo per raggiungere i loro scopi, quali essi siano. Il problema degli scopi, è un problema essenziale. Fintanto che un uomo non ha definito il suo proprio scopo, non è nemmeno capace di cominciare a fare. Come si potrebbe fare, se non si ha uno scopo? Prima di ogni cosa, fare presuppone uno scopo”. (10)

Per arrivare a vedere, non è sufficiente cercare di divenire più consapevole. Questo in se stesso non porta a granché. Dobbiamo lottare attivamente contro le inclinazioni e le avversioni che sono in noi: fare ciò che non ci piace fare, e non fare ciò che ci piace fare; impegnarci a capire un punto di vista opposto a quello che crediamo essere il nostro; essere attivi quando ci sentiamo inerti, e inattivi quando ci sentiamo sprizzanti di energia. Frasi di questo tipo sono esposte al pericolo di essere erroneamente mal comprese. Si ritiene che siano una perorazione della vita masochista. Tuttavia il frutto di queste pratiche è di rado la sofferenza, è invece una accresciuta sensazione di vita. (11)

Vi sono due tipi di fare: il fare meccanico, automatico, e il fare della vera volontà. Prenda una piccola cosa che non può fare, ma che vuole fare. Ne faccia il suo Dio. Non permetta alcuna interferenza. Lotti solo per realizzare il suo volere. (12)

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1 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 27)

2 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 295-6)

3 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 288-289)

4 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pg. 208)

5 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pgg. 289-290)

6 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 26)

7 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 290)

8 K. Walker, L’insegnamento di Gurjieff, Astrolabio, 1976 (pg. 48)

9 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 26)

10 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 113)

11 K. Walker, L’insegnamento di Gurjieff, Astrolabio, 1976 (pg. 103)

12 C.S. Nott, Insegnamenti di Gurdjieff, Lantana Editore, 2011 (pg. 95)

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Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

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5 risposte a "L’illusione di poter fare – La Quarta Via (cap. 10)"

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  1. questa raccolta é fatta molto bene, ringrazio colui che l’ha fatta e la sto prendendo mettendola sui siti che dirigo. Simpatico chi lo fa ma chi é? sono curioso.

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