Disciplina e Quarta Via (cap. 26)

Per conquistare qualcosa di reale, è necessaria una lunga pratica. All’inizio tenta di realizzare cose molto piccole. G.I. Gurdjieff [1]

Esiste un principio importantissimo nel lavoro: non dobbiamo mai lavorare secondo la nostra forza, ma sempre più della nostra forza. Questo è un principio permanente.

Nel lavoro dobbiamo sempre fare più di quanto possiamo; soltanto allora cambieremo. Se facciamo soltanto quanto ci è possibile rimarremo dove siamo. (…) Questo è diverso nella vita: nella vita facciamo soltanto ciò che è possibile. È necessario mettere maggiore energia nelle cose: nello studio di sé, nell’osservazione di sé, nel ricordare se stessi, ecc. E, allo scopo di mettere maggiore energia nel nostro lavoro, è necessario scoprire come questa viene spesa.

Ci svegliamo ogni mattino con un certo ammontare di energia. Questa può essere spesa in parecchie maniere diverse. Una certa quantità di energia è necessaria per ricordare se stessi, per lo studio del sistema e così di seguito. [2]

Deve dedicare un tempo speciale per il lavoro ogni giorno. Non tutto il tempo, il lavoro è una cosa molto seria. Non può lavorare interiormente tutto il giorno. Deve ritagliarsi un tempo speciale e aumentarlo mano a mano. Per questo lavoro dedichi mezzora delle sue ventiquattr’ore. In questa mezzora dimentichi tutto il resto, metta tutto il resto da parte. È una piccola cosa. Sacrifichi a questo tempo tutte le sue occupazioni, tutto il lavoro delle sue funzioni esteriori. Sacrifichi tutto per il suo lavoro interiore e in seguito potrà metterlo da parte per le cose della vita quotidiana. Non può fare questo lavoro tutto il giorno. [3]

Ma se spendiamo questa energia in altre cose, non rimane nulla per quello. Questo è realmente il punto principale. Cerchiamo di calcolare ogni mattino quanta energia intendiamo impiegare nel lavoro in confronto alle altre cose. Vedremo che persino nelle cose elementari, semplicemente in relazione al tempo, diamo pochissimo al lavoro, seppure diamo qualcosa, e tutto il resto è dato a cose completamente inutili. Ciò è bene se queste sono cose piacevoli, ma nella maggior parte dei casi non sono nemmeno piacevoli. Mancanza di calcolo, mancanza di queste statistiche elementari: ecco la ragione del nostro non comprendere perché, con tutte le nostre migliori intenzioni e migliori decisioni, alla fine non facciamo nulla. Come possiamo fare qualcosa se non diamo alcuna energia o tempo ad esso?

Se vogliamo imparare una lingua, dobbiamo apprendere un certo numero di parole ogni giorno e dedicare un po’ di tempo allo studio della grammatica (…). Tutto dipende da statistiche elementari. In ogni tipo di lavoro o studio c’è un certo standard. Se gli dedichiamo una certa quantità di energia e tempo, ma non abbastanza, non avremo risultati. Continueremo a girare in tondo e rimarremo all’incirca allo stesso posto.[4]

Più tardi, a casa dei Welch, vi fu una lettura di appunti del gruppo parigino di Gurdjieff. La lettura era molto essenziale e assai pratica. Parlava della necessità di combattere con se stessi nella pratica, non solo in teoria. Consigliava agli allievi di stabilire un orario preciso e decidere di lavorare in quel momento. Se non è possibile lavorare, bisogna leggere, o parlare del lavoro. E se non si fa proprio nulla in relazione con il lavoro, non si deve fare nient’altro ma restare fermi e basta. Il lavoro va collegato ad un’abitudine forte.[5]

DISCIPLINA E CAMBIAMENTO

Senza comprensione della disciplina di scuola non si può avere disciplina interiore. Esistono persone che potrebbero fare un buon lavoro e che non ci riescono perché mancano di disciplina. Eppure il cambiamento di essere è possibile solamente col lavoro-scuola e con la disciplina di scuola.

Per un certo periodo di tempo uno deve averla, in seguito uno può lavorare da sé. La disciplina è collegata alle regole. Le regole sono le condizioni in cui gli individui vengono accettati e gli vien data la conoscenza nella scuola. Rispettare queste regole o condizioni è il primo pagamento, è la prima prova. [6]

Da solo l’uomo è incapace di mantenere il controllo di tutto se stesso, cioè sulle sue differenti parti; solo le scuole offrono questa possibilità, e così i metodi di scuola ed una disciplina di scuola. L’uomo è veramente troppo pigro. Farà quasi tutto senza l’intensità necessaria, o non farà nulla, immaginando di far qualcosa; lavorerà con intensità a qualche cosa che non ne richiede, e lascerà passare i momenti in cui l’intensità si impone. Proprio in quei momenti si risparmia, teme di fare qualche cosa di poco piacevole. Mai da solo riuscirà a raggiungere l’intensità voluta. Se vi siete osservati nel modo giusto, sarete d’accordo su quel che sto dicendo. Se un uomo si impone un compito qualsiasi, molto presto comincia ad essere indulgente verso se stesso. Egli cerca di portare a termine il suo compito con i minori sforzi possibili: questo non è lavoro. Nel lavoro, contano solo i super-sforzi, al di là del normale, al di là del necessario. Gli sforzi ordinari non contano.[7]

Tutte le strade richiedono disciplina. Ciò spiega perché uno non può lavorare da solo. Uno non può creare disciplina da solo. Se si comprende questo lavoro, allora la disciplina assume la forma che uno non decide da sé, ma lavora in base alle istruzioni. Occorre molto tempo per acquisire volontà, perché prima va vinta l’ostinazione. Frattanto è necessaria un’altra volontà, la volontà della scuola, dell’organizzazione. [8]

Il nostro lavoro ha bisogno di essere organizzato. Gli sforzi accidentali e anarchici non conducono a nulla. I miei sforzi devono essere disciplinati e soggetti a regole, a leggi di un altro ordine, al di sopra di quello ordinario. Fino a che non sento la necessità imperativa di sottomettermi a quest’ordine, credo nel mio io ordinario e non lavoro realmente, non avanzo verso uno scopo. Devo riconoscere questa necessità. Devo mettermi alla prova (mettere alla prova l’io ordinario) in un cerchio di vita dove l’interesse principale sia il risveglio. (…) Ma ognuno vuole essere diretto e dirigere a proprio piacimento, giudicare e criticare ancor prima di provare a comprendere. Questo atteggiamento è fondamentalmente falso. Quello che dobbiamo cercare di fare è non imporre un ordine ma entrare in un ordine, un ordine che esisteva molto prima di noi. [9]

Il risultato del lavoro su noi stessi non è creazione di nuove leggi ma liberazione da leggi inutili. La disciplina, necessaria durante il periodo di studio, è soltanto un mezzo, non un fine. Nello studio di sé è necessario comprendere ed essere consapevoli. Non si può evadere con le parole. Questo è esattamente quello che è impossibile.[10]

L’ostinazione è l’ostacolo principale all’entrata in una scuola, perché una scuola significa non soltanto apprendimento ma anche disciplina. E alcune persone possono trovare la disciplina noiosa o inutile. [11]

Ascolta gli insegnamenti della Quarta Via in formato podcast:


[1] In K. Walker, L’insegnamento di Gurdjieff (164).

[2] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (296-7).

[3] Incontri con Gurdjieff (142).

[4] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (296-7).

[5] R. Ravindra, Un cuore senza limiti (72).

[6] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (337-8).

[7] G.I. Gurdjieff in P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto (383).

[8] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (340).

[9] J. de Salzmann, La realtà dell’essere (86-7).

[10] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (242).

[11] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (117).

Tutti i capitoli della Quarta Via: https://associazioneperankh.com/category/quarta-via/

Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

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