Spiritualità e umorismo: quali collegamenti?

In alcuni testi relativi allo Yoga vengono elencate una serie di austerità per l’Iniziato ed una di queste è la letizia. Può sembrare strano che un elemento come la letizia venga associato all’austerità, ma pensiamo al grosso filone di filosofie e pratiche sfociate in quello che gli occidentali (e gli orientali occidentalizzati) hanno chiamato “Yoga della risata”: la radice è la medesima, sebbene in molti casi affrontata in modo parziale o superficiale.

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Il ritorno del Druido – Dialoghi con il Druido (cap. 12)

Romanzo celtico esoterico – Leggi il capitolo precedente

Dopo la sepoltura del Saggio Druido e la scomparsa del giovane allievo, la situazione nel villaggio stava peggiorando sempre di più. La giovane druidessa sapeva di essere l’unica in grado di trovarlo, ma allo stesso tempo non poteva abbandonare il villaggio in quella situazione. Decise quindi di utilizzare una magia runica.

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L’invidioso consapevole – Dio mi ha abbandonato

Introduzione

Tutti sanno che i Vizi (o Peccati) Capitali sono saldamente legati alla Tradizione Cristiana, giusto? Eppure… perché Gesù non ne parla e non se ne trova traccia nei quattro vangeli canonici?

Come sempre, diamo per scontate moltissime cose apprese per assimilazione passiva, ma molte di queste potrebbero rivelarsi diverse dalle nostre certezze.

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Scomodati!

Meno male che sono io il folle, perché a ben guardare sono circondato da pazzi in piena regola.

Tutti che vivono ascoltando il loro “cuore”, le loro “sensazioni”, le loro “percezioni”, e così facendo cresce la loro insoddisfazione, la loro confusione, la loro tristezza esistenziale. Strano, vero?

Tutti che cercano di “esprimere se stessi” stando ben attenti a “non farsi influenzare da altri”…. ma a ben guardare esprimono soltanto le loro paure, i loro pregiudizi sulle cose e sulle persone, e vivono già infarciti di tutte queste influenze ben radicate ed ereditate chissà quando.

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La Tradizione Ermetica: il cammino verso la conoscenza nascosta

Le labbra della saggezza sono aperte solo alle orecchie della comprensione. (1)

Il termine Ermetismo significa cosa nascosta; tale Tradizione trova i suoi natali in Egitto, terra da cui è fuggito Mosè ed il suo popolo, avvolta da un’aurea di mistero e fascinazione che ha influenzato un lungo periodo storico, tra cui il Medioevo ed il Rinascimento. Il precetto dell’Ermetismo è quello di mantenere celata la conoscenza di un sapere riservata e svelata a pochi, chiamata Episteme.

L’Ermetismo è una Tradizione antichissima, la cui paternità viene attribuita ad Ermete Trismegisto, chiamato il tre volte grande. Attraverso un percorso di iniziazione, basato su ritualità, era possibile raggiungere la vera conoscenza.

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Wu Cheng-en – In viaggio verso il cielo

“Compi senza rimpianto ottocento buone azioni,
accumula tremila meriti in gran segreto,
ama come te stesso il prossimo e le cose.
Così sarà adempiuto il tuo voto iniziale.
Il gran rinoceronte che non temeva nè armi,
nè acqua o fuoco, è tornato a salire nel cielo.
Il signore Laozi l’ha domato; ridendo
se ne va a cavalcioni del gran bufalo nero.”

Tratto da Wu Cheng’en, Il Viaggio in Occidente, Luni Editrice, Milano, 2021, vol. II, cap. 53.
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L’addio – Dialoghi con il Druido (cap. 11)

Romanzo celtico esoterico – Leggi il capitolo precedente

Il giovane allievo e Bran avevano completato la loro missione dopo un lungo viaggio nel mondo dei celti e aver persuaso molti dei villaggi visitati ad unirsi a loro. Alcuni villaggi, però, avevano opposto resistenza e si erano rifiutati di combattere al fianco di colui che chiamavano “il giovane arrogante”, in riferimento al giovane re della città fortificata.

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Diloggún e Patakín: divinazione e storie sacre nella Santería cubana

Una delle caratteristiche del culto della Santería a Cuba è il continuo ricorso dei credenti alla divinazione, in un dialogo vivissimo e costante con le loro Divinità. Gli Orishas, le potenti Entità del pantheon Yoruba, sincretizzate con i Santi della religione cattolica, non sono immaginate lontane e fuori dal mondo, anzi! Esse sono invocate, ospitate in casa, onorate e nutrite con sacrifici di vario genere, ricevute dentro di sé dai praticanti e, soprattutto, sono consultate molto frequentemente.

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Il labirinto del cibo: ecco come trovare longevità e salute partendo dalla tavola

Nella frenesia della vita moderna, un gesto così semplice e primordiale come mangiare è stato distorto e siamo giunti al punto di dimenticare come farlo correttamente e cosa realmente necessitiamo. Il rapporto tra l’uomo e il cibo, che una volta era innato e intuitivo, si è offuscato sotto l’influenza di numerosi fattori esterni. È giunto il momento di riprendere consapevolezza di ciò che mettiamo nel nostro piatto e di riscoprire il vero significato di nutrirci in modo sano e adeguato.

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Pillole di ebraismo | Ascoltare la Voce di Silenzio: Shekinah

È indubbio che l’uomo occidentalizzato è molto diverso dagli uomini appartenenti alle antiche culture. Se non altro perché vivere in quest’era ha ottenebrato in modo molto marcato sensibilità, modi di vivere e di intendere la vita che sono quasi impensabili al giorno d’oggi.

Per l’uomo biblico, per il semita che viveva seminomade nel deserto, era normale alzarsi al mattino e dire: “Tutta la terra è piena della tua Gloria” (Is 6,3). Senza dubbio non era per lui un atteggiamento dettato da una fede sterile. Egli sentiva questa Gloria, il Kavod… La percepiva, la viveva in ogni momento ed impostava la sua vita su questo fondamento. L’uomo biblico intendeva con Kavod, Gloria per l’appunto, la Potenza immanente del Sacro, la Presenza palpabile in ogni cosa vivente e non, della Divinità.

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La primavera nel Vangelo: un risveglio interiore

Non possiamo non stupirci ogni anno con l’avvento della primavera, osservando la forza che esprime un germoglio verde, chiaro e tenero. Dopo il periodo invernale in cui tutto era fermo e spoglio, tanto da sembrare morto, avviene questo processo, spettacolare e sacro per l’uomo che riesce a cogliere e sentire riprodurre in sé gli stessi fenomeni che avvengono nella natura.

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L’incontro con il re e la magia di Ansuz – Dialoghi con il Druido (cap. 10)

Romanzo celtico esoterico – Leggi il capitolo precedente

Le visite ai vari villaggi, con lo scopo di unirsi in battaglia, non si presentavano come una cosa semplice. Presso le tribù celtiche la guida del popolo non era prerogativa di una sola famiglia e il sovrano veniva generalmente scelto fra i membri della classe guerriera, eletto a maggioranza sotto il consiglio e il diretto controllo dei druidi. Il re, che guidava quei popoli, era conosciuto come irascibile e prepotente, un ragazzo giovane con molta energia, difficile da incontrare ma soprattutto da convincere. Faceva parte di quei regnanti che volevano che il potere diventasse ereditario cosa che successe dopo l’arrivo dei romani ma che prima era totalmente proibita. Un popolo come quello dei celti, abituato a vedere la divinità in ogni cosa e a raffrontarsi direttamente con essa, come poteva avere qualcuno che si ritenesse loro sovrano per nascita?

L’archetipo del sovrano celtico che, come ogni aspetto della società, si rifaceva a modelli divini rappresentati da degli dèi con ben determinate caratteristiche, si basava sul fatto che il capo era colui che si faceva espressione terrena dell’abbondanza della natura e dell’armonia del Cielo. Il re veniva eletto dai suoi pari, ma questa elezione non aveva valore se non veniva ratificata dal druido. Il re non poteva agire contro il volere del druido o disprezzare i suoi consigli. Ma, d’altro canto, ogni volta che il re gli domandava qualcosa, il druido doveva ubbidire salvo che non si trattasse di un atto empio. Questa dipendenza era giustificabile nella società celtica in quanto ogni atto pubblico era nello stesso tempo un atto sacro, poiché non vi erano distinzioni tra sacro e profano, erano come il re e il Druido due aspetti di una stessa realtà.

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Spazzalo, il pavimento del tuo cuore.

Spazzalo, il pavimento del tuo cuore,

spolvera le affezioni; non accogliere

in un sudicio ambiente Vairocana.

Una purezza costante dell’essere

a conoscenza primaria conduce.

Smoccola la candela della vita,

esercita il respiro con giudizio,

cavallo e scimmia tieni controllati:

solo un lavoro quieto giorno e notte

infine ti conduce alla meta.

Tratto da “Viaggio in Occidente” di Wu Cheng’en (titolo orginale: Hiyou Ji), Tomo II, Luni editrice, Milano, 2021.

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Uomini o macchine? Uno sguardo all’osservazione sapiente per Gurdjieff e Don Juan

Quando si intraprende un cammino di trasformazione interiore uno degli ostacoli maggiori che si incontrano è rendersi conto di quanto siamo meccanici, di come adottiamo, sin dalla prima infanzia, atteggiamenti dei quali non siamo realmente consapevoli, proprio come macchine; agiamo e pensiamo condizionati da fattori esterni, coltivando l’illusione di compiere liberamente delle scelte, con una nostra volontà, assecondando i nostri desideri. Di fatto non è così.

In questo articolo vogliamo focalizzarci proprio sulla meccanicità dell’uomo, osservandola dal punto di vista della Quarta Via e dello Sciamanesimo Tolteco, due tradizioni distanti in termini spazio-temporali ma che, tuttavia, descrivono l’essere umano e le sue caratteristiche interiori con le medesime finalità.

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Il Goloso consapevole – Chi si accontenta… soffre!

Introduzione

Tutti sanno che i Vizi (o Peccati) Capitali sono saldamente legati alla Tradizione Cristiana, giusto? Eppure… perché Gesù non ne parla e non se ne trova traccia nei quattro vangeli canonici?

Come sempre, diamo per scontate moltissime cose apprese per assimilazione passiva, ma molte di queste potrebbero rivelarsi diverse dalle nostre certezze.

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Pillole di ebraismo | Pensiamo, diciamo, poi però… facciamo! La Kavvanah

Non è certo esagerato sostenere che la pillola di ebraismo in questione, ovvero la Kavvanah, se compresa bene, ha effetti curativi sulla nostra salute mentale e, di conseguenza, nella nostra vita. Entriamo dunque subito nel merito della cosa e teniamoci pronti a sfatare il mito di alcuni nostri atteggiamenti che riteniamo seri.

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La metafora della carrozza e il ruolo della visualizzazione nella Quarta Via

Uno dei tanti modi in cui il Lavoro illustra la posizione dell’uomo si trova nella parabola del cavallo, la carrozza e il cocchiere. In questa parabola o allegoria, si allude all’uomo nel seguente modo: l’uomo è il cocchiere che dovrebbe stare alla guida e controllare il cavallo e la carrozza, ma egli rimane in una taverna a bere e sciupa quasi tutto il suo denaro in quel posto. Il cocchiere non sta alla guida perché si è ubriacato e per questo motivo il cavallo riceve un alimento scarso o nullo tanto il cavallo come la carrozza si trovano dunque in un pessimo stato. La prima cosa necessaria da fare è che il cocchiere si svegli dal suo sonno e pensi alla sua situazione.

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