Chi può dire di non essersi mai trovato faccia a faccia con uno dei più grandi dilemmi da affrontare per un serio e sincero cercatore: obbedire alla propria tradizione di riferimento (chiesa, scuola, ordine iniziatico, religione, ecc.) o tradirne il giuramento di fedeltà, sia esso esplicitato apertamente o comunque vissuto visceralmente?
Già, perché è fuor di dubbio che ciascuno di noi riconosce come una sorta di mediatrice divina quell’entità o organizzazione cui decide di affidare il proprio spirito. Inoltre, volontariamente o meno, i portavoce di ogni dottrina alimentano le idealizzazioni in merito all’autenticità del proprio ruolo. D’altronde, se così non fosse, un cammino definito spirituale perderebbe velocemente valore ai nostri occhi e non riuscirebbe più a spingerci oltre i limiti sedimentati ed abitudinari di noi stessi.
Ma ecco allora che presto o tardi la vita pone difronte ad una delle prove più difficili da affrontare, esattamente nell’attimo in cui da quella “voce” a cui abbiamo donato tutto il nostro consenso e la nostra gratitudine, proviene una richiesta o un messaggio in forte disaccordo con il nostro più profondo sentire. Continua a leggere “Obbedienza e libertà”

C’è una bellissima storia yiddish che narra della vita di un certo Bontsha, soprannominato “il Silenzioso”.
Il titolo di questa dissertazione potrebbe sembrare un tantino esagerato e provocatorio. Probabilmente lo è per chi non si prende la pena di leggere quanto seguirà. Ma a tutti coloro che hanno intenzione di proseguire la lettura, chiediamo di rimandare alla fine ogni giudizio.

Chi ha mai detto che il nostro mondo attuale non possa offrire i suoi spunti di riflessione per una seria meditazione su se stessi?
Fino a quando cercheremo rifugio in una sorta di aspirazione al divino, non per guardarci con coraggio allo specchio, ma per scappare da questa tanto temuta visione, allora continueremo a girare intorno al vero nocciolo del problema.
Coraggio, non nascondiamocelo: dentro ciascuno di noi si annida il desiderio di poter arrivare un giorno a padroneggiare qualche potere spirituale. A fin di bene, si intende, ma il sol pensiero è così elettrizzante che ci rende capaci di accettare anche molti compromessi pur di poter arrivare a quel giorno.
È proprio vero che lo Spirito – quello puro e sincero – non può essere circoscritto con esclusiva dentro nessun ambito religioso.
Che Sai Baba sia considerato quasi Dio da alcuni o grande impostore da altri, a noi proprio non interessa.
Sarà forse per colpa della crisi, ma il commercio spirituale diventa sempre più concorrenziale. Scendono i prezzi e salgono le promesse. Ormai il contatto diretto con Dio lo si può ottenere già dopo pochi giorni ed anche a buon mercato, ed è diventato quasi demodé.
Indipendentemente dall’estrazione sociale cui apparteniamo, dalla nazione, dalla cultura, dal conto in banca, dai familiari, dalle amicizie, dai legami sentimentali, dalle proprietà… insomma, indipendentemente da tutto, condivideremo un giorno la stessa sorte: la morte. Questa è l’unica certezza.
Tutti parlano di salvezza, tutti affermano di ricercarla, tutti sono certi di conoscere la strada per raggiungerla. In altre parole, sembra che tutti sappiano benissimo di cosa si tratta.





“Dio lo vuole!”, e dietro questa affermazione noi esseri umani abbiamo compiuto nel corso della storia i più spregevoli crimini contro i nostri simili. Non che oggigiorno le cose siano migliorate, forse siamo solo riusciti a camuffare più elegantemente i moventi che muovono verso atti analoghi. Che si tratti poi di guerre tra popoli o litigi nella piccola cerchia di parenti e amici, non fa molta differenza.
Cari amici, vorremmo proporvi con questo post (pubblicato in gemellaggio con il blog 
