Lo sforzo – La Quarta Via (cap. 13)

Sforzi! Sforzi! Più sforzi fate, maggiore energia potete ottenere. Senza sforzi non potete ottenere energia. Anche se essa è in voi può trovarsi nel posto sbagliato. Non pensateci teoricamente; pensate semplicemente di avere molta energia in voi che non usate mai; che dovete compiere sforzi per usarla. 1

Come possiamo cambiare? È stato già spiegato che esiste una possibilità di cambiamento, ma è una possibilità piccolissima, e sono necessarie parecchie differenti combinazioni di circostanze favorevoli per poter cominciare. In seguito, a ciascun passo, ciò diviene sempre più difficile e richiede sforzo maggiore; poi, dopo qualche tempo, diviene più facile. 2

La consapevolezza del proprio posto non è un dono della natura. Bisogna conquistarla con uno sforzo cosciente e non attraverso la speranza. 3

2013953571Nel lavoro crescono le richieste; parecchie cose gradualmente divengono più difficili. Si prendono determinate decisioni, e una delle prime è quella di compiere degli sforzi, di andare contro il sistema comune che è sempre quello di evitare gli sforzi e di rendere le cose quanto più possibile facili. Se uno cerca di lavorare, egli prende la decisione di andare contro questa tendenza, di rendere le cose più difficili. Anche qui, se ciò rimane puramente una decisione mentale, se non porta ad alcuna azione, è una sciocchezza ed è certamente peccato contro se stessi. 4

Sentiamo un grande desiderio di conoscere noi stessi. Ma la richiesta non è abbastanza forte, non sentiamo la necessità di uno sforzo cosciente. Sappiamo che c’è qualcosa da fare, uno sforzo da compiere: ma quale sforzo? Non la viviamo davvero questa domanda. Non appena compare, o la eludiamo o cerchiamo di rispondere con i mezzi ordinari. Non capisco che per affrontare la questione devo prepararmi; devo raccogliere tutte le mie forze, ricordarmi di me. 5

A ciascuna persona è necessario trovare per se stessa il momento in cui fare questo particolare grande sforzo, specialmente nei momenti in cui tutte le tendenze istintive ed emozionali le sono contrarie. Questo è il momento di esercitare lo sforzo. 6

Colui che desidera la conoscenza deve fare egli stesso gli sforzi iniziali per trovarne la sorgente, per avvicinarla, servendosi delle indicazioni date a tutti, ma che generalmente la gente non desidera vedere, né riconoscere. La conoscenza non può venire agli uomini senza che essi facciano degli sforzi. Essi lo capiscono benissimo quando non si tratta che di conoscenze ordinarie; ma nel caso della grande conoscenza, posto che ne ammettano la possibilità di esistenza, pensano che ci si possa aspettare qualcosa di diverso. 7

Naturalmente dobbiamo imparare prima come fare le piccole cose, passo passo. Dobbiamo cominciare con piccoli sforzi. Se non facciamo piccoli sforzi, rimarremo gli stessi: un momento là, un altro momento non là. Ma se facciamo piccoli sforzi e li ricordiamo, ciò ci darà una linea, una direzione.

È necessario sapere in qual senso intendiamo cambiare. Quando uno comprende la propria situazione, allora le contraddizioni interiori e parecchie altre cose gli danno un impulso sufficiente a compiere sforzi. Quindi è la percezione del sonno, delle divisioni interne, dei respingenti, della negatività e sgradevolezza di tali cose, che ci darà l’impulso. 8

Ognuno di noi deve pensare a cosa significa mantenere vivo il lavoro in quest’epoca e allo sforzo che richiede da parte di chi insegna questo sistema. Soltanto coloro che pensano seriamente al Lavoro e vedono tutte le sue difficoltà e hanno compreso da se stessi quanto è facile dimenticare tutto e ricadere nella vita ordinaria, possono comprendere cosa significa questo Lavoro. 9

Non bisogna mai dimenticare inoltre che ogni sforzo fatto dall’allievo comporterà una maggiore esigenza nei suoi riguardi. Finché non avrà fatto alcuno sforzo su di sé, gli si chiederà molto poco, ma con l’aumentare degli sforzi aumenterà anche il peso delle esigenze.

Quanti più sforzi compie un uomo, tanto più gli verrà richiesto. A questo punto, gli allievi commettono molto sovente un errore comune a tutti. Pensano che i loro sforzi e i loro meriti precedenti diano loro per così dire dei privilegi, diminuiscano ciò che si è in diritto di esigere da essi, e costituiscano in qualche modo una scusa nel caso in cui non lavorassero o commettessero in seguito degli sbagli. Questo naturalmente è l’errore più grave. Niente di tutto quello che l’uomo ha fatto ieri potrebbe servirgli da scusa oggi. Al contrario, se un uomo non ha fatto niente ieri, non gli si può domandare nulla oggi; se ha fatto qualcosa ieri, significa che può fare qualcosa di più oggi. Questo non significa certamente che sia meglio non fare nulla. Colui che non fa nulla, non riceve nulla. 10

Tutti i difetti di funzionamento della macchina umana, dovuti alle condizioni di vita ordinaria, aumentano col tempo, e una riparazione della macchina mentre lavora può essere effettuata esclusivamente attraverso un costante e determinato sforzo contro tutte le imperfezioni che ne risultano. 11

COMMENTARIO SULLO SFORZO

La gente chiede spesso: “Come mai ho lavorato per tanti anni e ancora non ho esperienza di centri superiori?” E io le chiedo: “Avete realmente lavorato per tanti anni?”

Uno conta dal momento in cui ha udito queste idee, ma non cerca di calcolare per quanto tempo ha realmente lavorato: quanti giorni, quante ore, o minuti in ciascun giorno. Se egli fa questo calcolo, vedrà che non ha ragione di attendersi ancora alcun risultato, anche se ne ha sentito parlare da molto tempo. 12

Quando in questo Lavoro una persona smette di sforzarsi, si dice sempre che questa persona sta andando alla deriva. Andare alla deriva significa non avere nessuna direzione. Negli altri casi si dice che si è addormentati. Nel Lavoro dormire significa semplicemente dimenticarsi di tutto ciò che si riferisce a noi stessi. Per esempio, una persona può immergersi a tal punto nella vita da dimenticare tutto ciò che si riferisce al Lavoro. Allora non si tratta più di andare alla deriva, ma che si è profondamente addormentati.

Il Lavoro dipende dallo sforzo. È basato sullo sforzo, ma uno sforzo di una certa classe. Innanzi tutto, in generale, lo sforzo si divide in due classi, meccanico e cosciente. Nel senso generale lo sforzo meccanico è quello che dobbiamo fare, ciò che la vita ci fa fare. Tutti gli animali, tutta la natura, tutta la vita organica, di cui siamo solo una piccola parte, tutti dobbiamo fare sforzi meccanici. Se piove dobbiamo portare l’ombrello. Ciò è esattamente il significato dello sforzo meccanico, e con tali sforzi ci adattiamo alla vita.

Lo sforzo cosciente significa uno sforzo che non è necessario nella vita e che non è procurato dalla vita. Cioè, la vita non è la causa di questo sforzo; l’origine della sua fonte non è nella vita.

Gli sforzi coscienti sono gli sforzi che svegliano dal sonno che la vita procura all’umanità. Come si sa, non è nell’interesse della natura che l’uomo si svegli, perché allora smette di servire la natura. 13

Assumete il ruolo di un essere umano consapevole. Recitatelo in pubblico ed in privato. Ricondizionate voi stessi. Fate in modo che ogni aione sia intenzionale. Lasciate che agiscano solo quelle idee ed emozioni non associate alla “personalità”. Ciò neutralizzerà le ripetizioni.

Lo sforzo non consapevole ci sconfigge. 14 Con lo sforzo consapevole, si crea nell’organismo una nuova sostanza chimica utile alla comprensione. Quando si riceve una nuova idea, si deve fare uno sforzo individuale, al fine di creare, in tal modo, una certa sostanza, una sorta di deposito di nuovi composti chimici. 15

Nel fare uno sforzo è necessario considerare da quale parte di se stessi nasce lo sforzo. Una persona può fare uno sforzo contro un’emozione negativa in pubblico, per esempio, per il timore di apparire stupido davanti alle persone o di perdere il suo lavoro, ecc. Questo è uno sforzo meccanico. Ma appena arriva a casa, esprimerà le sue emozioni negative. Lo sforzo cosciente è completamente diverso e proviene da una parte differente. 16

Siamo circondati da cose neglette. Principalmente, non controlliamo il nostro pensare; pensiamo in maniera vaga a ciò che vogliamo, ma se non formuliamo quello che vogliamo, non accadrà nulla. Questa è la prima condizione ma esistono parecchi ostacoli.

Lo sforzo è la nostra moneta. Se vogliamo qualcosa, dobbiamo pagare con lo sforzo. In base all’intensità dello sforzo e al tempo dello sforzo – nel senso se è o no il tempo giusto per lo sforzo – otteniamo risultati. Lo sforzo richiede conoscenza, conoscenza dei momenti in cui lo sforzo è utile. È necessario apprendere mediante lunga pratica come produrre e applicare lo sforzo. 17

Quando un uomo sente dell’esistenza delle influenze A e delle influenze B e capisce che le influenze C provengono da fuori della vita, e si rende conto della presenza delle influenze B nella vita, comincia a sentire l’esistenza di qualcosa di superiore a lui. Questo comincia a far diventare possibile lo sforzo cosciente. Altrimenti l’uomo sentirà soltanto emozione di se e rimarrà nella stretta sfera di se stesso.

11031130_886898268018557_1529684257477943829_nNel Lavoro ci sono due lati da cui si può fare lo sforzo, e questi sono gli unici due lati sui quali è possibile l’evoluzione dell’uomo. Il primo è il lato della conoscenza e nel caso di questo Lavoro, lo sforzo radica nel pensare in relazione alle idee e nel formare le nostre connessioni intime individuali ed interiori con il significato di queste, e per cominciare non c’è nulla di più importante. Il Lavoro comincia allora a spargere la sua luce nella mente.

Il secondo è sul lato del nostro essere. Gli sforzi guidati dalla conoscenza sono diversi dagli sforzi sul lato dell’essere. La conoscenza può unirsi all’essere solo attraverso una certa emozione, attraverso un certo desiderio, attraverso la volontà. Si deve desiderare quello che si conosce. Altrimenti la conoscenza non può unirsi all’essere. Non si può lavorare sull’essere rinunciando al lato della conoscenza di questo sistema e non si può avere una conoscenza pratica di questo sistema se non si applica all’essere e se non lo si chiede, se non lo si desidera non lo si può applicare all’essere, cioè non può entrare nella nostra volontà ed agire così su di noi. Lo stato ordinario di un uomo è di non desiderare ciò che conosce.

Per quanto ad un uomo dia fastidio sapere che agisce male, seguita ad agire male, e mentre è in questo stato, in lui non c’è unità e così manca di comprensione, perché in lui ci sono due lati separati. Perché per sapere agire sull’essere è necessario il desiderio, o il piacere, o il diletto verso le idee del Lavoro, perché niente può passare dal lato della conoscenza al lato dell’essere senza desiderio o piacere o voglia – cioè, senza volontà. Allora un uomo desidererà vivere con ciò che sa, vivere la propria conoscenza, e la sua volontà e la sua conoscenza cominciano a saldarsi.18

D. La cosa che trovo più allarmante è la facilità con cui cado in uno stato in cui non è possibile alcuno sforzo.

R. Sì, ma se vi mettete d’accordo con voi stessi di fare sforzi regolari, ciò vi aiuterà a procedere. Questa è una delle decisioni attuabili che potete fare. Nel lavoro dovete prendere soltanto decisioni possibili, e decisioni che debbono essere ricordate. 19

Ognuno di noi deve sempre fare uno sforzo cosciente sull’essere, e in special modo in questo momento in cui tutti stanno dormendo.

Orbene, in ciò che riguarda il lavoro sulle cose speciali in se stessi è fare uno sforzo su ciò che le riguardano, cioè, sul lato del proprio essere, sul tipo di persona che si è, e sul modo in cui si reagisce, innanzitutto su come si prendono le proprie emozioni negative quotidiane. Si comprenda innanzi tutto che si è negativi e lo si riconosca. Questo aiuta se stessi.

La depressione è la stessa cosa che l’essere negativi. Essa non è causata soltanto dalla perdita della speranza e dal non credere più nel futuro, quantunque queste siano le cause più comuni. La depressione nasce semplicemente quando non si fanno sforzi, semplicemente a causa dell’immagine che uno si fa di se stesso, come quando uno s’immagina, diciamo, che ha sempre successo e scopre che non ha nessun successo. Però, qualunque sia la causa, è necessario riconoscere lo stato di depressione e cercare di fare ogni tipo di sforzo per vincerla. Solo gli sforzi cambieranno lo stato, basta lo sforzo di fare piccole cose comuni e necessarie. 20

Tuttavia esiste un altro aspetto dello sforzo al quale occorre prestare la propria attenzione, come ben mette in luce Bennet:

Vi è un aspetto di tali pratiche che deve essere compreso. Esse facilmente degenerano in ciò che Gurdjieff era solito chiamare “lavorare per evitare il lavoro”, vale a dire compiere sforzi che sono facili allo scopo di nascondere a se stessi il fatto che ci si sottrae a quell’unico sacrificio che è realmente richiesto. Nella vita religiosa e nella ricerca di valori spirituali, questo è un grande trabocchetto. (…) Ho visto molti ottimi movimenti spirituali andare alla deriva e alla fine fossilizzarsi attraverso l’adozione di pratiche regolari di preghiera, meditazione, digiuno, aut-critica, oltre che attraverso opere di devozione e carità. Tutti questi possono facilmente divenire cortine fumogene che nascondono il vero bersaglio, che è l’egoismo profondamente radicato e l’amore di sè che nessuno sforzo è in grado di conquistare. 21

IL SUPERSFORZO

Un supersforzo può avere parecchie caratteristiche, ma generalmente è fare non quello che riteniamo sia il meglio, ma ciò che ci viene consigliato di fare. In base alle nostre intenzioni siamo pronti a fare parecchie cose, ma non siamo preparati a fare o a non fare quello che ci viene detto.

Il supersforzo differisce dallo sforzo ordinario nei gradi, ma non soltanto nei gradi. Supersforzo è sforzo fatto consciamente, nei limiti in cui possiamo, per uno scopo preciso che non è richiesto da alcuna circostanza esterna.

Noi non facciamo realmente mai sforzi seri; è tutta finzione, in quanto non sappiamo cosa significhi fare sforzi. In condizioni eccezionali, quando siamo obbligati a fare sforzi, li facciamo, ma non supersforzi. Inoltre gli sforzi ordinari che uno fa nella vita sono necessari, utili; un supersforzo può apparire inutile per il proprio scopo. 22

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1 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 282)

2 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 299)

3 M. Anderson, L’inconoscibile Gurdjieff, ed. Gremese, 2008 (40)

4 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 50)

5 J. de Salzmann, La realtà dell’essere, Astrolabio, 2011 (pgg. 36-7)

6 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 145)

7 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 47)

8 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 369)

9 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pgg. 142-6)

10 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 255)

11 G.I. Gurdjieff , Il nunzio del bene venturo, Astrolabio, 2003 (42-43)

12 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 296)

13 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pgg. 79-84)

14 M. Anderson, L’inconoscibile Gurdjieff, ed. Gremese, 2008 (47)

15 M. Anderson, L’inconoscibile Gurdjieff, ed. Gremese, 2008 (48)

16 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pgg. 84)

17 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 307)

18 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pgg. 79-84)

19 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 311)

20 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pgg. 79-84)

21 J. G. Bennet, Witness, Psiche, 2013 (259-260)

22 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 314)

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Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

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