Cosa vuole insegnare dal punto di vista esoterico la storia biblica dell’uscita dall’Egitto? Per cercare una risposta (non l’unica) occorre fare un piccolo sforzo di lettura simbolica.
Innanzitutto, l’etimologia del nome Egitto – in ebraico Mitzraim – significa “luogo stretto” ed è in analogia con la parola meitzarim, cioè “luoghi angusti”. L’Egitto non simboleggia solo la schiavitù, fisica ed interiore, ma anche l’angoscia, la depressione dell’anima soffocata che non riesce più a respirare.
Tale angoscia è dovuta al fatto che non si ha la capacità o la volontà di ascoltare la propria voce interiore (o meglio non riconoscere a quale tra le tante che ci abitano dover dare ascolto). In tal modo l’anima rimane chiusa e prigioniera in se stessa, ostacolata dalla paura di attraversare le acque alla ricerca dello spazio aperto di una terra promessa. Temendo il futuro rischia di morire asfissiata e cristallizzata nel passato.
L’uscita dalla terra d’Egitto rappresenta quindi il movimento attivo di abbandono della schiavitù verso la libertà. L’Egitto è il simbolo che rappresenta ciò che “in passato è stato buono” ma poi ha smesso di esserlo perché ha esaurito la sua funzione.
Ognuno di noi prima o poi si imbatte in luoghi che diventano stretti. Gli stessi luoghi che in passato sono serviti per la nostra maturazione e la nostra crescita, diventano stretti e limitanti. Ma alle nostre tendenze non piace cambiare, uscire, anche perché non conosciamo nulla di differente delle nostre abitudini, e il nuovo ci spaventa.
Quando le porte del passato si chiudono ma quelle del futuro non si aprono, ecco che sperimentiamo la più temuta delle sensazioni: il terrore di morire. Ed è proprio questa sensazione che pervade il popolo ebraico quando si trova tra l’esercito degli egiziani e il Mar Rosso.
Senza sapere come procedere, il popolo si divide in quattro accampamenti: Continua a leggere “L’uscita dall’Egitto”


Sulla scia del post

Secondo la terminologia teosofica, il primo è il corpo fisico, il secondo è il corpo astrale, il terzo è il corpo mentale e il quarto il corpo causale.
Shams di Tabriz, figura affascinante quanto enigmatica, un cuore senza limiti, uno spirito incontenibile al servizio della Via.

Il sentiero iniziatico non è fatto di accumulo di conoscenza teorica; per quello bastano le università. Il cammino iniziatico è un percorso di trasmutazione interiore e, se percorso con serietà, mantiene ciò che promette.
“Un nemico visibile è sempre preferibile a un nemico invisibile. Io non riesco proprio a vedere quali vantaggi rechi, in questo caso, seguire la politica dello struzzo. Non può costituire un ideale che gli uomini restino eternamente fanciulli, che vivano nell’assoluta cecità per quanto riguarda se stessi, che imputino al vicino tutto ciò che torna loro sgradito, che lo tormentino coi loro pregiudizi e con le loro proiezioni. Quanti sono i matrimoni infelici, che durano per anni, e talvolta anche per sempre, perché l’uomo vede in sua moglie la madre e la donna il padre in suo marito, senza che mai riconoscano la realtà dell’altro! La vita è già tanto difficile che potremmo risparmiarci almeno le difficoltà più stupide. Ma senza un confronto approfondito con chi ci sta di fronte, il distacco delle proiezioni infantili è spesso semplicemente impossibile.”

Un ammortizzatore è un assorbitore di shock, proprio come l’ammortizzatore di un’automobile: esso assorbe la maggior parte dell’energia improvvisa di una scossa iniziare e la lascia passare in maniera più dolce e meno percepibile. Gli ammortizzatori psicologici addolciscono gli shock prodotti nell’uomo dal passaggio da un piccolo io all’altro rendendoli sufficientemente deboli per permetterci di non notare il cambiamento.

L’arrivo della primavera va preparato con i rimedi giusti che aiutino l’organismo e i tessuti ad accogliere la stagione del rinnovamento per eccellenza.
Non ci stancheremo mai di ricordare che l’arte antica non aveva finalità decorative od estetiche come quella contemporanea. La simbologia doveva assolvere ad un principio prettamente funzionale, richiamando per affinità selettiva alcune forze vitali oggettivamente sperimentabili.
– Toc toc.
Molti pensano che l’Advaita Vedanta sia una strada larga e confortevole; una dottrina spirituale basata sull’assioma: “non c’è niente da cercare, non c’è niente da fare, va già tutto bene così”.