L’uscita dall’Egitto

fuga-Egitto-MosèCosa vuole insegnare dal punto di vista esoterico la storia biblica dell’uscita dall’Egitto? Per cercare una risposta (non l’unica) occorre fare un piccolo sforzo di lettura simbolica.

Innanzitutto, l’etimologia del nome Egitto – in ebraico Mitzraim – significa “luogo stretto” ed è in analogia con la parola meitzarim, cioè “luoghi angusti”. L’Egitto non simboleggia solo la schiavitù, fisica ed interiore, ma anche l’angoscia, la depressione dell’anima soffocata che non riesce più a respirare.

Tale angoscia è dovuta al fatto che non si ha la capacità o la volontà di ascoltare la propria voce interiore (o meglio non riconoscere a quale tra le tante che ci abitano dover dare ascolto). In tal modo l’anima rimane chiusa e prigioniera in se stessa, ostacolata dalla paura di attraversare le acque alla ricerca dello spazio aperto di una terra promessa. Temendo il futuro rischia di morire asfissiata e cristallizzata nel passato.

L’uscita dalla terra d’Egitto rappresenta quindi il movimento attivo di abbandono della schiavitù verso la libertà. L’Egitto è il simbolo che rappresenta ciò che “in passato è stato buono” ma poi ha smesso di esserlo perché ha esaurito la sua funzione.

Ognuno di noi prima o poi si imbatte in luoghi che diventano stretti. Gli stessi luoghi che in passato sono serviti per la nostra maturazione e la nostra crescita, diventano stretti e limitanti. Ma alle nostre tendenze non piace cambiare, uscire, anche perché non conosciamo nulla di differente delle nostre abitudini, e il nuovo ci spaventa.

Quando le porte del passato si chiudono ma quelle del futuro non si aprono, ecco che sperimentiamo la più temuta delle sensazioni: il terrore di morire. Ed è proprio questa sensazione che pervade il popolo ebraico quando si trova tra l’esercito degli egiziani e il Mar Rosso.

Senza sapere come procedere, il popolo si divide in quattro accampamenti: Continua a leggere “L’uscita dall’Egitto”

Lode alla carota!

Angolo_Folle_Inizio

Lode a te, che tutto parresti men che una carota!

Per te si va in ogni dove e in ogni come.

Per te si spende e si spande,

e non vi è compenso abbastanza grande.

Oh tu che fai sentir speciali e degni

sì che ogni somaro ti vien appresso

e sembra pure che s’impegni.

Tu che vesti con abiti regali

che a guardarti appari come uno scrigno d’oro senza pari.

Ma tu non ti fai mai afferrare,

scivoli sempre via come a voler scappare.

Nessuno mai ha conosciuto il tuo sapore,

solo un profumo tu spandi libero e soave.

Camaleonte di illusioni

attiri a te ciascuno con le sue ragioni.

Gonfi di buone intenzioni

schiere di falsi amanti ti adorano sognanti.

Ma presto o tardi col tuo vero nome infine ti riveli

e son pur sempre tanti quelli che, mai stanchi,

nuovamente inviti dicendo: “vieni!”

                                                                                   Le Fou

Anche gli Aghori hanno un cuore

aghori_tantraSulla scia del post Il lato sinistro dell’Essere, continuiamo qui di seguito con nuove riflessioni in merito alla Via della Mano Sinistra vs Via della Mano Destra.

Oltre all’interpretazione basata sulla fisiologia del lato sinistro e destro del cervello, esistono tradizionalmente anche altri tipi di letture che vedono una contrapposizione (se così si può dire) in termini di metodologia piuttosto che di qualità.

Secondo tali visioni, così come l’iniziato “sinistro” ricerca la fusione con l’Uno attraverso pratiche forti, utilizzando la trasgressione, così l’iniziato “destro” la ricerca attraverso l’infiammazione nella preghiera, nel sentimento trascendentale. Il fine, il risultato, rimane però sempre lo stesso.

Esempi di questi due approcci possono ritrovarsi ad esempio negli Aghori e nei Sufi, che ben rappresentano le differenti metodologie. Entrambe sono considerate vie dirette e rapide.

Ma forse non tutti conoscono la corrente Aghora: è l’apoteosi del Tantra, contraddistinto da pratiche estreme come il meditare sul corpo di un morto in un cimitero, e molto altro. Se esiste un culmine della Via della Mano Sinistra, indubbiamente gli Aghori ne sono i degni rappresentanti.

Eppure questa stessa corrente, scendendo un po’ in profondità, mette a dura prova una categorizzazione definitiva ed indiscutibile… Continua a leggere “Anche gli Aghori hanno un cuore”

10 insegnamenti di Gurdjieff sulla Quarta Via di D. Brahinsky

Attraverso il sunto di David Brahinsky*, vengono qui offerti 10 strumenti di conoscenza tratti dall’insegnamento di Gurdjieff. Tali strumenti rappresentano presupposti utili per capire più chiaramente – secondo la simbologia di Platone – cosa ci fa rimanere incatenati all’interno della caverna, da cosa sono formate le nostre catene, che tipo di energia ci occorre per liberarci da esse.

Vengono dunque qui presentate alcune tecniche per acquisire l’energia necessaria a liberarci da tale giogo, gli elementi per comprendere come siamo fatti strutturalmente, cosa ci spinge ad agire, attraverso quali parti di noi lo facciamo e a cosa possiamo aspirare quando saremo liberi dalle principali zavorre che impediscono il contatto con i nostri corpi esserici superiori.

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Come già messo in luce precedentemente (si veda l’articolo Il Sistema), l’essenza dell’insegnamento di Gurdjieff si basa sul fatto che – pur essendo attualmente addormentato – l’essere umano possiede il potenziale di evolversi e di raggiungere un più alto livello di comprensione che chiama, ne I Racconti di Belzebù a suo nipote, “ragione oggettiva”.

Una ben conosciuta rappresentazione dell’idea di fondo del suo insegnamento si trova nella Repubblica di Platone nel capitolo dedicato all’allegoria della caverna. Platone, usando la voce di Socrate, immagina l’umanità incatenata al muro di una grotta dove tutto quello che può essere visto o conosciuto della realtà sono ombre proiettate sulla parete di fronte a loro dalla luce di un fuoco che arde nella parte più alta della grotta. L’uomo è vissuto in questa grotta sin dall’infanzia, incatenato per il collo e le gambe in modo tale da non potersi voltare. In questo modo non apprende nulla di se stesso, degli altri o della realtà che lo circonda ad eccezione delle ombre.mito-della-caverna-platone Continua a leggere “10 insegnamenti di Gurdjieff sulla Quarta Via di D. Brahinsky”

Il lato sinistro dell’Essere

L’articolo che segue è stato scritto per questo blog dagli amici del Centro sperimentale di Tantra Contemporaneo. Li ringraziamo per la condivisione e lasciamo subito la parola a loro.

lato_sinistroL’uomo contemporaneo è abituato a fare affidamento prevalentemente sulle sue capacità razionali. Eppure nella sua struttura sono presenti anche altre potenzialità, che possono arrivare là dove il ragionamento si ferma. È quello che chiamiamo intuizione o lato sinistro dell’Essere.

Prima di spiegare di cosa si tratta, riportiamo un esempio:

“Aspettavo la zia di S. che stava scendendo le scale di casa sua. Ultimamente fatico a relazionarmi con lei perché mi sento guardato dall’alto, giudicato (particolarmente sull’educazione di mio figlio, essendo lei maestra). In quei pochi secondi che mi separavano dall’incontrarla, decido di mettere a fuoco il motivo di questa sensazione, chiudo gli occhi, mi concentro e… paf! Come una bolla che scoppia e rivela qualcosa, vedo la parola scriversi sullo schermo nero che mi si era formato dietro agli occhi: “responsabilità”, la zia ci ritiene degli irresponsabili. Verifico: ripenso alle varie discussioni, scontri, a volte tensioni… quadra perfettamente. Questo tipo di messaggio/risposta è avvenuto in modo insolito (spontaneo e senza sforzi), non era il frutto di una riflessione, di un ragionamento.”

Un modo per riconoscere che è stato il nostro lato sinistro ad avere agito è che la risposta (o conoscenza) non è arrivata attraverso un procedimento logico ma è stata piuttosto un’illuminazione improvvisa. Continua a leggere “Il lato sinistro dell’Essere”

I centri dell’uomo – La Quarta Via (cap. 17)

Occorre cominciare ad accumulare del materiale. Ma non si può ottenere del pane senza la cottura. La conoscenza è acqua, il corpo è la farina e l’emozione, cioè la sofferenza, è il fuoco.

G. I. Gurdjieff1

I centri sui quali si è svolto un lavoro, anche definiti corpi, sono costituiti da sostanze che diventano sempre più sottili, si compenetrano e formano quattro organismi indipendenti aventi tra loro una relazione ben definita, ma capaci di azione indipendente. L’uomo che ha raggiunto il completo sviluppo possibile, un uomo nel pieno senso della parola, è composto di quattro corpi. 2

carrozzaSecondo la terminologia teosofica, il primo è il corpo fisico, il secondo è il corpo astrale, il terzo è il corpo mentale e il quarto il corpo causale. 3

Si ritrova sovente, come simbolo delle diverse parti che costituiscono l’essere umano, la metafora dell’auriga:

Immaginate l’uomo come un appartamento di quattro stanze. La prima stanza è il corpo fisico, e corrisponde alla carrozza. La seconda stanza è il centro emozionale che corrisponde al cavallo; la terza stanza, il centro intellettuale, cioè il cocchiere; e la quarta stanza il padrone.

Ogni religione sottende che il padrone non c’è, e che bisogna cercarlo. Ma il padrone si può trovare solo quando tutto l’appartamento è ammobiliato. Prima di ricevere dei visitatori, è necessario ammobiliare tutte le stanze.

Ciascuno provvede a modo proprio. Se un uomo non è ricco, arreda una stanza per volta, piano piano. Per poter arredare la quarta stanza, bisogna aver arredato precedentemente le altre tre. 4 Continua a leggere “I centri dell’uomo – La Quarta Via (cap. 17)”

Diede a Rumi il suo maestro…

Rumi copiaShams di Tabriz, figura affascinante quanto enigmatica, un cuore senza limiti, uno spirito incontenibile al servizio della Via.

“Non mi importa del bene o del male. Preferirei spegnere le fiamme dell’inferno e dar fuoco al paradiso, così la gente potrebbe amare Dio per nessun altro motivo a parte l’Amore.”

Dopo averlo incontrato ed esser divenuto suo discepolo, Rumi scrisse le più belle e sottili opere poetiche del mondo islamico.

La natura degli insegnamenti che Shams di Tabriz gli trasmise rimarrà probabilmente un mistero, ma qualcuno ha ipotizzato che lo rese partecipe delle quaranta regole sufi: Continua a leggere “Diede a Rumi il suo maestro…”

La falsa personalità – La Quarta Via (cap. 16)

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Entro in relazione con gli altri quando comincio a riconoscere la mia natura originaria e a vedere che tutti abbiamo la stessa difficoltà a comprenderla con tutto il nostro essere.

J. de Salzmann 1

Le emozioni immaginarie, gli interessi immaginari, le idee immaginarie su noi stessi sono la falsa personalità. La falsa personalità è interamente meccanica, perciò siamo di nuovo alla divisione inconsapevole e meccanico. Questa parte meccanica di noi è principalmente basata sull’immaginazione, su visioni sbagliate di ogni cosa, e soprattutto su idee sbagliate circa noi stessi. 2

La falsa personalità è una sorta di maschera. Gli individui portano questo o quel tipo di maschera e credono di essere esattamente come quella maschera mentre in realtà sono completamente diversi. Ciascuno di noi ha varie maschere, non ha una sola. Molto spesso cominciamo ad acquisire maschere in età giovanissima; persino da scolaretti ci mettiamo una maschera con un insegnante e un’altra maschera con un altro insegnante. 3

La falsa personalità è costruita infatti da parecchi lati, e certamente in grande misura da suggestioni derivanti da altri. Un bambino riceve parecchie suggestioni, specialmente per quanto riguarda le sue simpatie e antipatie. 4 Continua a leggere “La falsa personalità – La Quarta Via (cap. 16)”

Primo libro (in italiano) di Henk Leene

Henk_LeeneEcco finalmente pubblicato in italiano un primo attesissimo libro di Henk Leene, scritto insieme alla moglie Mia Peddemors: L’Origine della teoria dei Numeri e la sua SaggezzaEdizioni Ester.

Il titolo promette bene, e certamente non deluderà!

Per chi non conoscesse questo autore, consigliamo la lettura dell’ancora seguitissimo post: Intervista ad uno gnostico contemporaneo.

Dalla quarta di copertina del libro:

I numeri, come le lettere, hanno un’origine spirituale e in passato furono riconosciuti come concrete vibrazioni dello Spirito con le quali i sacerdoti celebravano i loro rituali magici.

Tutta la creazione si basa su delle combinazioni di numeri ed ogni combinazione ha il suo specifico valore, la sua vibrazione, il suo simbolo e il suo preciso scopo.”

Continua a leggere “Primo libro (in italiano) di Henk Leene”

Il ritorno a Casa

TorahIl sentiero iniziatico non è fatto di accumulo di conoscenza teorica; per quello bastano le università. Il cammino iniziatico è un percorso di trasmutazione interiore e, se percorso con serietà, mantiene ciò che promette.

Le Tradizioni trasmettono e forniscono gli strumenti affinché chi è realmente interessato possa percorrere il cammino. La Fonte delle Tradizioni è comune ed è sempre la stessa; potremmo definirla come una Forza che desidera ardentemente il nostro ritorno a casa.

Questa Forza agisce incessantemente attraverso tutti i mezzi che ha a disposizione perché il nostro ritorno possa avverarsi, perché Essa possa finalmente riflettersi in noi, divenuti specchi tersi e disponibili.

“Io vi prenderò fra le genti, vi raccoglierò da tutti i paesi e vi condurrò al vostro paese” (Ez. 36,24)

Il Santo, attraverso la bocca di chi, consenziente, permette alla sua voce di giungere a noi, dice chiaramente che è Lui a radunare il Suo popolo…

Dispersi, piegati dall’illusione di essere soli e separati, vaghiamo schiavi nel sonno dell’ignoranza e della sofferenza; non riusciamo a trattenere niente e tutto ciò che faticosamente riusciamo ad ottenere (ma siamo proprio noi ad averne il merito?) scivola attraverso le nostre dita come sabbia.

Al di sotto delle incessanti voci degli innumerevoli io, sussurra e singhiozza un richiamo…

L’hai udito tu, o viandante? Egli ti sussurra nello struggimento: Continua a leggere “Il ritorno a Casa”

Il considerare – La Quarta Via (cap. 15)

Ci contempliamo come fossimo il centro dell’Universo. Come Copernico, dobbiamo comprendere che non lo siamo.

M. Nicoll 1

CONSIDERAZIONE INTERIORE

Gurdjieff chiamava considerazione l’attitudine che crea una schiavitù interiore, una dipendenza interiore. 2

Noi abbiamo due vite, una vita esteriore e una vita interiore, e di conseguenza abbiamo due tipi di considerazione. Noi “consideriamo” costantemente.

Quella signora mi guarda, dentro sento per lei dell’antipatia, ne sono infastidito, ma fuori sono gentile. Sono costretto ad essere gentile perché ho bisogno di lei. Interiormente, sono quel che sono, ma all’esterno mi atteggio diversamente. Questa è la considerazione esteriore. Ora, la stessa signora mi dice che sono un imbecille. Questo insulto mi fa andare su tutte le furie. Il fatto che io mi arrabbi è un risultato, ma ciò che scatta dentro di me è la considerazione interiore. La considerazione interiore e quella esteriore sono diverse. Dobbiamo imparare a poterle controllare separatamente. (…)

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Internamente, dovremmo essere liberi dalla considerazione. (…) Esternamente, dovremmo interpretare una parte in tutte le situazioni; esternamente l’uomo deve essere un attore, altrimenti non risponde alle esigenze della vita. A un uomo piace una cosa, a un altro un’altra; se volete essere amici di entrambi (…) dovreste comportarvi nella maniera personalmente gradita a ciascuno dei due. Allora la vita sarà più facile. 3

Continua a leggere “Il considerare – La Quarta Via (cap. 15)”

Il nemico visibile

images“Un nemico visibile è sempre preferibile a un nemico invisibile. Io non riesco proprio a vedere quali vantaggi rechi, in questo caso, seguire la politica dello struzzo. Non può costituire un ideale che gli uomini restino eternamente fanciulli, che vivano nell’assoluta cecità per quanto riguarda se stessi, che imputino al vicino tutto ciò che torna loro sgradito, che lo tormentino coi loro pregiudizi e con le loro proiezioni. Quanti sono i matrimoni infelici, che durano per anni, e talvolta anche per sempre, perché l’uomo vede in sua moglie la madre e la donna il padre in suo marito, senza che mai riconoscano la realtà dell’altro! La vita è già tanto difficile che potremmo risparmiarci almeno le difficoltà più stupide. Ma senza un confronto approfondito con chi ci sta di fronte, il distacco delle proiezioni infantili è spesso semplicemente impossibile.”

Carl Gustav Jung – La psicologia della traslazione

Nuova edizione di “Gaia e la Scienza della Vita”

Cari amici, è uscito ieri con Ester Edizioni il romanzo “Gaia e la Scienza della Vita” di Silvia Salese. La nuova edizione contiene alcune parti rivedute ed è completo di bibliografia.

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 “Mi chiamo Gaia, ho 16 anni e spesso mi sono chiesta che cosa ci faccio qui. Voi non ve lo siete mai chiesto? Ma dico, guardiamoci intorno: vi sembra questo un paradiso terrestre? Qualcuno sa come siamo finiti in questo caos e cosa dobbiamo fare? Vivo in famiglia, o quel che ne resta. Spesso mi sono sentita sola, altrettanto spesso avrei voluto esserlo piuttosto di dover sorridere per forza e assumere un’aria ebete da perfetta integrata sociale.

Gli adulti che avrebbero dovuto trasmettermi la gioia di vivere hanno un’età psicologica di otto anni, e stando ai fatti credo che nemmeno loro sappiano se sia davvero possibile elevarsi oltre la mediocrità ed essere felici.

Devo confessarvi che stavo per arrendermi, ma per fortuna le cose sono andate molto diversamente da quanto mi aspettassi.

Ho imparato che quando il sapere non va di pari passo con l’essere non serve a niente, e che non ci si può aspettare grandi cambiamenti se dalla teoria non si passa alla pratica. Qualcuno una volta mi ha detto che ciò che cercavo non era fuori, ma dentro. E me lo ha detto amandomi davvero. Non è stato un viaggio facile, ma l’avventura ne è valsa davvero la pena. 

Questa è la mia storia.”

I respingenti o ammortizzatori – la Quarta Via (cap. 14)

Dietro ogni persona ci sono anni e anni di vita sbagliata e stupida, compiacente ad ogni classe di debolezze, di sonno, di ignoranza, di affettazione, di mancanza di sforzo, di lasciarsi portare dagli avvenimenti, di chiudere gli occhi, di lottare per evitare i fatti sgradevoli, di mentire costantemente a se stesso, di abusare degli altri e attribuire la colpa agli altri, di trovare difetti in tutti, di giustificare se stesso, di essere vuoto, di parlare male, e così via. Il risultato di ciò è che la macchina umana è sudicia e lavora male. E questo non è tutto, perché si creano in essa strumenti artificiali dovuti al suo cattivo funzionamento. E per una persona che desideri svegliarsi e convertirsi in un’altra persona e fare un’altra vita, questi strumenti artificiali ostacolano le sue buone intenzioni. Sono chiamati respingenti.

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11692680_10206128982495038_8642109418663029793_n (2)Un ammortizzatore è un assorbitore di shock, proprio come l’ammortizzatore di un’automobile: esso assorbe la maggior parte dell’energia improvvisa di una scossa iniziare e la lascia passare in maniera più dolce e meno percepibile. Gli ammortizzatori psicologici addolciscono gli shock prodotti nell’uomo dal passaggio da un piccolo io all’altro rendendoli sufficientemente deboli per permetterci di non notare il cambiamento.2 Continua a leggere “I respingenti o ammortizzatori – la Quarta Via (cap. 14)”

Il conto in banca del Buddha

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C’è chi mi dice: “Voglio imparare a sentire il mio cuore, per dare preziosi consigli agli altri e migliorare me stesso. Voglio essere nel silenzio, nell’ascolto…”. In realtà vuole solo assecondare i suoi desideri, incoronare se stesso e confermare il suo ego.

Ma quando scorge l’orrore che si cela dietro le apparenze, quando scopre che mostro è il suo ego, finalmente si accorge che non c’è proprio niente da incoronare. Non puoi incoronare la merda, e ti chiedi come hai potuto sguazzarci dentro così a lungo…

Puoi startene seduto ogni giorno a praticare due ore di yoga, tre ore di vipassana più due di qi qong, ma di per sé potrebbe anche non servire a niente.

Continua a leggere: Il conto in banca del Buddha

Quando ti innamori invece, guarda come ti senti. Qualunque forma di meditazione tu abbia sperimentato in tutta la tua vita probabilmente non è mai riuscita a trasmetterti nemmeno una centesima parte di quello che senti quando ti innamori.

Puoi meditare per anni e non succede niente: perché? Perché non c’è amore. E alla fine diventi come una statua con la testa vuota. In effetti, avere la mente libera potrebbe anche essere un vantaggio, ma se è il cuore ad essere vuoto, allora non c’è vita, non c’è passione.

Innamorati, questa è l’unica cosa che conta. Ma non di un essere umano: innamorati di un principio divino.

Continua a leggere “Il conto in banca del Buddha”

(Ir)realizzati e contenti

Una volta il re Janaka sognò di essere un mendicante. Quando si svegliò, chiese al suo maestro Vasishta: “Sono un re che ha sognato di essere un mendicante, o sono un mendicante che ha sognato di essere re?”. Il maestro rispose: “Né l’uno né l’altro, sia l’uno che l’altro. Tu sei e al tempo stesso non sei ciò che pensi di essere. Lo sei perché ti comporti come se lo fossi, non lo sei perché non dura. Puoi essere per sempre un re o un mendicante? Tutto deve cambiare. Tu sei ciò che non cambia. Ma chi sei tu?”. E Janaka disse: “Sì, non sono né un re né un mendicante, io sono il testimone distaccato”.

Allora il maestro aggiunse: “Questa è la tua ultima illusione, l’illusione di essere un jnanin (realizzato), diverso dall’uomo comune e superiore a lui. Ancora una volta ti identifichi con la mente, che in questo caso è una mente beneducata ed esemplare in ogni senso. Finché noti la pur minima differenza, rimani estraneo alla realtà. Ti trovi ancora al livello mentale. Quando se ne va “l’io sono me stesso”, viene “l’io sono tutto”. Quando “l’io sono tutto” se ne va, viene “l’io sono”. Quando “l’io sono” se ne va, soltanto la realtà è in essa, ogni “io sono” è preservato e glorificato”.

Pensare non è fare, pensare non è essere. Chi, che cosa è il Realizzato? Vasishta non esita a redarguire il suo discepolo riguardo al grande inganno tesogli dalla mente; l’identificazione con ciò che è comodo e a portata di mano: la considerazione di sé.

Così forte è questo pericolo che è necessaria la voce di un punto di vista esterno per rendersene conto, proprio perché le auto giustificazioni e le reti di ragionamenti e buoni sentimenti che la mente può intessere per il proprio uso e consumo possono diventare inattaccabili. Essi vogliono un’unica cosa: il mantenimento dello Status Quo. Continua a leggere “(Ir)realizzati e contenti”

Lo sforzo – La Quarta Via (cap. 13)

Sforzi! Sforzi! Più sforzi fate, maggiore energia potete ottenere. Senza sforzi non potete ottenere energia. Anche se essa è in voi può trovarsi nel posto sbagliato. Non pensateci teoricamente; pensate semplicemente di avere molta energia in voi che non usate mai; che dovete compiere sforzi per usarla. 1

Come possiamo cambiare? È stato già spiegato che esiste una possibilità di cambiamento, ma è una possibilità piccolissima, e sono necessarie parecchie differenti combinazioni di circostanze favorevoli per poter cominciare. In seguito, a ciascun passo, ciò diviene sempre più difficile e richiede sforzo maggiore; poi, dopo qualche tempo, diviene più facile. 2

La consapevolezza del proprio posto non è un dono della natura. Bisogna conquistarla con uno sforzo cosciente e non attraverso la speranza. 3

Continua a leggere “Lo sforzo – La Quarta Via (cap. 13)”

L’alimentazione in Primavera

primavera16L’arrivo della primavera va preparato con i rimedi giusti che aiutino l’organismo e i tessuti ad accogliere la stagione del rinnovamento per eccellenza.

Sino alla metà del mese di marzo il clima è variabile e le giornate con temperature in rialzo si alternano a giorni di pioggia torrenziali, bruma e freddo a volte anche intenso, con tassi elevati di umidità. Il sole dell’equinozio, che coincide col cambio di stagione, segna l’inizio delle grandi pulizie: in campagna, dove si liberano i campi dalle stoppie e si eseguono le ultime potature per stimolare la vegetazione, e nel corpo, che deve essere liberato dalle ultime scorie invernali.

Il novilunio del giorno 7 è il momento più indicato per fare scorta di cibi, erbe depurative e succhi rivitalizzanti che favoriscono l’eliminazione delle ultime scorie invernali e promuovono il rinnovamento dei tessuti, soprattutto per quanto riguarda la pelle e i capelli. Questo è il momento di liberarsi da ciò che è vecchio per rinascere e “cambiare pelle”. Già nel mondo assiro-babilonese marzo era consacrato a Tammuz, il dio che ogni primavera tornava alla terra dopo aver dimorato nel buio mondo sotterraneo.

Il 21 marzo, poco dopo l’arrivo della primavera, la luna piena aumenta il tono energetico generale e migliora l’attività delle ghiandole endocrine, in testa a tutte l’ipofisi. Questa ghiandola si trova alla base del cranio, molto sensibile al cambio di luminosità, svolge una serie di funzioni fondamentali per la rinascita primaverile, in quanto controlla come già detto l’attività di altre ghiandole endocrine (tiroide, surrene, ovaio, testicolo, mammella), che a loro volta regolano i meccanismi di ricambio cellulare e i processi rigenerativi. Continua a leggere “L’alimentazione in Primavera”

Il Ba egizio

BANon ci stancheremo mai di ricordare che l’arte antica non aveva finalità decorative od estetiche come quella contemporanea. La simbologia doveva assolvere ad un principio prettamente funzionale, richiamando per affinità selettiva alcune forze vitali oggettivamente sperimentabili.

Per tale ragione non esistevano presso gli antichi egizi concetti come “religione”, “scienza”, “filosofia” o “arte”, ma esisteva un’unica Scienza Sacra che li includeva e li conciliava. La magia era un sistema serio e metodologico, certamente non speculativo o relegato ad emozioni superstiziose.

Sappiamo ad esempio che la tradizione esoterica egizia individuava nell’essere umano l’esistenza di nove corpi, la maggior parte dei quali di natura non organica e presenti nelle persone solo a livello embrionale come possibilità.

L’effettivo risveglio e sviluppo di questi corpi non era certamente dato per scontato ma implicava un serio lavoro interiore, atto a garantire un concreto processo di trasformazione. La Scuola della Vita (Per-Ankh) era proprio il luogo destinato a questo genere di operatività.

Uno di questi corpi era conosciuto con il nome di Ba – letteralmente essere presente – e veniva rappresentato come un uccello con testa umana, simboleggiando dunque un elemento sottile in grado di osservare la vita nel qui ed ora da una situazione più distaccata, da una prospettiva più “alta”.

Nelle raffigurazioni il Ba compare sempre al di fuori dell’individuo, appollaiato da qualche parte come in attesa di potersi unire alla persona in grado di accoglierlo. Nell’antico papiro Dialogo dell’uomo con il suo Ba, troviamo scritto: Continua a leggere “Il Ba egizio”

Il Presente è arrivato

vivere-il-momento-presente– Toc toc.

– Chi è?

– Sono io, il Momento Presente.

– Sapevo che saresti arrivato, sei il benvenuto! Ho letto di te su alcuni libri…

– E prima di apprendere dai libri della mia esistenza non ti eri mai accorto di me?

– No, non ci avevo mai fatto caso.

– Beh, è già un inizio… Almeno sei sincero.

– Sono contento però di conoscerti! Sai a volte sono proprio in ansia per situazioni della vita e concentrarmi sul presente mi aiuta a diminuire lo stress.

– Ti lascio ai tuoi psicodrammi, torna pure a dormire. Buon sonno…

– No aspetta!!! Che ho detto di male?

– Non hai la minima idea di cosa tu sia veramente, ti accontenti di leggere su qualche libro di piccoli mezzucci e tecniche da cercatore della domenica, le tue reazioni si susseguono meccaniche in quello che tu chiami vita e che è solo uno stato di semiveglia permanente… Avevo intravisto la possibilità che tu potessi diventare qualcos’altro ma evidentemente mi sbagliavo.

– … chi sei tu per parlarmi in questo modo?…

– Tu chi credi che io sia? Continua a leggere “Il Presente è arrivato”

Nisargadatta, l’Advaita e l’immondizia

Sri-Nisargadatta-MaharajMolti pensano che l’Advaita Vedanta sia una strada larga e confortevole; una dottrina spirituale basata sull’assioma: “non c’è niente da cercare, non c’è niente da fare, va già tutto bene così”.

Molti pensano che il divenire testimoni di se stessi significhi continuare a vivere la propria vita esattamente nello stesso modo di sempre, e che le proprie azioni e le proprie scelte non siano importanti ai fini della consapevolezza.

Molti pensano che l’Advaita Vedanta prescriva un processo di indagine interiore differente da quello proposto dalle altre dottrine spirituali, come se negasse un certo tipo di lavoro interiore in favore di un approccio rilassante e meno impegnativo ma spiritualmente più elevato.

Molti simpatizzanti pensano infatti che questa tradizione sia in qualche modo superiore e più evoluta rispetto alle altre (questo vizio per la verità è comune ai seguaci di ogni dottrina), e che quindi le altre strade siano da considerarsi di serie B.

Stranamente però, pare che i più noti portavoce di questa sublime dottrina non la pensino proprio così…

Ricordiamo ad esempio le parole di Nisargadatta, estratte dal libro “Io sono Quello”: Continua a leggere “Nisargadatta, l’Advaita e l’immondizia”

La caratteristica principale – La Quarta Via (cap. 12)

Questo Lavoro si propone di debilitare la personalità. All’inizio questo è uno svantaggio, perché una persona in realtà si sente debole al non poter reagire più in una forma abituale. Supponiamo di essere abituati ad infuriarci per qualche motivo, ed ora non lo possiamo fare più. Ci si sente deboli; si nota una perdita, la perdita di cosa? Di una parte della personalità. Allo stesso tempo, si guadagna qualcosa ed in realtà si è più forti.

M. Nicoll (1)

Fino ad ora, a proposito dell’uomo, abbiamo parlato delle caratteristiche generali umane comuni a tutti. Ma a un certo punto del lavoro, oltre a comprendere i principi generali, bisogna cercare di scoprire le proprie peculiarità, perché non si può conoscere se stessi a fini pratici se si conoscono soltanto le caratteristiche generali.

Ciascun essere umano ha le proprie caratteristiche individuali, le proprie debolezze quando non è capace di resistere alle cose che accadono. Queste caratteristiche o debolezze possono essere semplicissime o complicatissime. Un uomo può essere capace di resistere a tutto tranne che al buon cibo; un altro a tutto tranne che a parlare, oppure può essere pigro, o troppo attivo. È importantissimo in una certa fase dello studio di sé scoprire la propria caratteristica principale, vale a dire la debolezza principale. (2) Continua a leggere “La caratteristica principale – La Quarta Via (cap. 12)”

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