Il ruolo del pagamento nella Quarta Via (cap. 29)

Qui io rivedo Madame de Salzmann, ed è uno dei ricordi più forti che conservo di lei. Seduta, metà tigre e metà falco, raggiante di speranza e di compassione, e nello stesso terrificante nella sua obiettiva esigenza, ci domandava: “Siete pronti a pagare il prezzo?”

R. Ravindra (1)

Nel Lavoro della Quarta Via la prima condizione è comprendere ciò che si vuol guadagnare e quanto si è preparati a pagare per questo, perché bisogna pagare per ogni cosa. A volte si vogliono cose senza rendersi conto di ciò che queste comportano e di quanto c’è da pagare. Naturalmente non si parla qui di pagamento in denaro, principio anzi contrario ad ogni seria volontà di trasformazione e trasmissione, ma di qualcos’altro.

Questo significa che tutto quanto uno può acquisire richiede un certo sforzo, e allo scopo di fare questo sforzo, e di farlo consciamente, bisogna sapere perché lo si sta facendo e ciò che si può ottenere da questo sforzo. Ed è anche importantissimo comprendere in quali condizioni si può lavorare e senza quali condizioni è inutile cercare di lavorare.

Il pagamento è un principio. Il pagamento è necessario non alla scuola ma alle persone stesse, perché senza pagare non ottengono nulla. L’idea del pagamento è importantissima e deve essere compreso che il pagamento è assolutamente necessario. Si può pagare in una maniera o in un’altra e ognuno deve scoprirla da solo. Ma nessuno può ottenere nulla per cui egli non paghi. Le cose non possono essere date, possono essere solamente comprate.

Ciò è magico, non semplice. Se si ha conoscenza, non si può darla a un’altra persona, perché soltanto se la paga, l’altra persona può averla. Questa è una legge cosmica. L’idea del pagamento è fortemente sottolineata nel Nuovo Testamento: (…) l’uomo deve essere un buon mercante, deve sapere cosa comprare e quanto pagare.

Le cose non possono cadere dal cielo, non possono essere trovate. Ciò che uno può ottenere è proporzionale a quanto egli è preparato a pagare. E uno deve pagare in anticipo: non si fa credito. (2)

Vedrete che nella vita voi riceverete esattamente quello che date. La vostra vita è lo specchio di ciò che siete, è a vostra immagine. Siete passivi, ciechi, esigenti. Prendete tutto, accettate tutto, senza mai sentirvi in obbligo. Il vostro atteggiamento di fronte al mondo e di fronte alla vita è quello di chi ha il diritto di esigere e di pretendere, senza bisogno né di pagare né di guadagnare. Credete che tutte le cose vi siano dovute, semplicemente perché siete voi! (…).

Bisogna vedere che tutte le altre misure: il talento, l’istruzione, la cultura, il genio, sono misure mutevoli, misure del particolare. La sola misura esatta, che non cambia mai, obiettiva, la sola reale, è la misura della visione interiore. (…) Ma vedrete che non è facile. E non è a buon mercato. Bisogna pagare caro. Per i cattivi pagatori, per gli oziosi, per i parassiti, nessuna speranza. Bisogna pagare, pagare caro e pagare subito, pagare prima. Pagare con se stessi. Con sforzi sinceri, coscienziosi, disinteressati. Più sarete pronti a pagare, senza risparmiarvi, senza barare, senza falsificazione, più riceverete.

R. Ravindra (3)

L’unico modo è pagare in anticipo, ma come farlo è un’altra cosa: tutto quello che studiamo qui è come pagare in anticipo.

Come principio generale, pagare in anticipo significa che se stiamo facendo un determinato lavoro e vogliamo avere qualcosa collegato con esso, se lo rendiamo utile alla scuola, acquistiamo il diritto di averlo. Il pagamento è un importantissimo principio nel Lavoro e va compreso. Senza pagamento non possiamo ottenere nulla. Ma di regola noi vogliamo avere qualcosa per nulla, e questo è il perché non abbiamo nulla.

Se realmente decidessimo di avere questo tipo di conoscenza – o persino una cosa piccolissima – e lo facessimo senza curarci di tutto il resto, la otterremmo. Questo è un punto importantissimo. Diciamo di volere conoscenza, ma in realtà non la vogliamo. Siamo pronti a pagare per qualsiasi altra cosa, ma per questa non siamo pronti a pagare niente e così, come risultato, non otteniamo nulla. (4)

Una scuola richiede la comprensione dei suoi principi di lavoro, ma anche una disciplina basata su di essi. Dobbiamo pagare quello che riceviamo.

J. De Salzmann (5)

PAGAMENTO E SOFFERENZA

Ouspensky disse che se ottenessimo la felicità prima di aver pagato il suo prezzo, non saremmo capaci di conservarla. La perderemmo, e ciò che era felicità si tramuterebbe in dolore. Prima dobbiamo soffrire e soffrire ora per liberarci dalla sofferenza eterna. E la sofferenza, nel senso del Lavoro, significa ciò che accompagna lo sforzo di rinunciare alla sofferenza meccanica, di rinunciare alla sofferenza inutile.

Questo si può raggiungere smettendo di identificarsi con la propria sofferenza. Niente è più facile che soffrire. Tutti soffrono. Ma questo tipo di sofferenza non è cosciente ma meccanica, e porta semplicemente ad un’incalcolabile avversità, e di certo suole trasformarsi in una cattiva abitudine impossibile da dominare. Tutta questa sofferenza inutile appartiene alla fabbrica del dolore della Vita Organica alla quale non importa assolutamente nulla dell’Umanità. È un’energia che si usa per altre necessità. Nessuno evolve, nessuno diventa più cosciente se si identifica con la sofferenza inutile.

Alcune persone soffrono se non possono spuntarla anche per un solo piccolo dettaglio; soffrono se piove quando decidono di uscire. Così tutto si trasforma in un carico sempre più pesante. Sono felici soltanto, per così dire, quando sono malate. (…) Le persone hanno un’alta opinione di loro stesse, ma a rigore non possiedono niente che abbia valore da sacrificare, salvo la loro sofferenza. (6)

“Se soltanto le persone potessero osservare la loro sofferenza, sia quando la manifestano, sia quando la nascondono, sia quando l’alimentano in segreto, e la sacrificano, il loro livello d’Essere cambierebbe e si troverebbero accompagnate meglio internamente. Ma il modo in cui le persone si afferrano alla loro sofferenza ed hanno paura di perdere ogni identità personale se rinunciano alla loro sofferenza è straordinario”.

P.D. Ouspensky (7)

ASPETTI DEL PAGAMENTO

Il pagamento ha parecchi aspetti. Il primo pagamento sta nel darsi la pena di studiare e di comprendere le cose che si ascoltano. Non è ancora pagamento in sé, ma crea la possibilità del pagamento. Il pagamento, nel senso vero della parola, deve essere utile non soltanto a noi ma anche a qualche altro: alla scuola. Se però non siamo utili a noi stessi non possiamo nemmeno essere utili alla scuola.

Dobbiamo scoprire da noi cosa significhi pagare. Ciò significa sempre un certo sforzo, un certo fare, diverso da quello che faremmo naturalmente, e deve essere necessario o utile al Lavoro.

Gli sforzi possono essere pagamento, ma debbono essere utili, e non soltanto a noi. È necessario comprendere il lavoro in generale e le necessità del lavoro. Quando uno comprende tutto ciò, troverà modi per fare qualcosa di utile. L’atteggiamento dipende da noi e dalla nostra comprensione; l’opportunità dipende dalle circostanze.

Se non si lavora su se stessi, non si sarà capaci di pagare. Chi pagherà? La falsa personalità non può pagare.

Quindi al principio pagamento significa sforzo, studio, tempo, parecchie cose. Ma questo è soltanto l’inizio. Come ho detto, l’idea è che sulla strada per raggiungere qualcosa nel Lavoro, uno ottiene soltanto tanto quanto egli paga. È una legge fisica, la legge dell’equilibrio.

In genere, il pagare deve essere difficile per noi e utile al Lavoro. Ma questa è una spiegazione troppo generale. Spesso non possiamo definire le cose finché non veniamo ai fatti.

Non possiamo avere cose vecchie e cose nuove, non c’è posto per queste, quindi dobbiamo creargli il posto. Ciò è così persino nei riguardi delle cose ordinarie. Se uno vuole molto, deve dare molto. Se uno vuole poco, darà poco. (8)

Se anelate alla Libertà – sia pure la Libertà Minore – dovete essere pronti a pagare un prezzo salato. A volte ci sono persone che si lamentano con me perché non riescono a seguire le mansioni che ho loro assegnato. Che cosa si aspettano?

J. Bennet (9)

Speriamo sempre che succeda qualcosa da sé, ma la trasformazione ha luogo solo se, a poco a poco, ci doniamo interamente ad essa. Il prezzo è lo sforzo del ricordo di sé, dell’osservazione di sé, l’abbandono della menzogna di credere in se stessi in cambio di un momento di realtà. Questo ci porterà a un nuovo atteggiamento verso noi stessi.

Per sentire l’autorità di una Presenza sottile, dobbiamo oltrepassare il muro dell’ego, delle reazioni mentali da cui sorge la nozione di io. (10)

Il Lavoro ci assicura che questo è possibile e ci procura molte idee, diagrammi, ecc., a questo riguardo. Ma non promette nulla. Dice che se si valorizza il suo insegnamento, se gli si presta attenzione e lo si applica a se stessi con sincerità nella vita ordinaria, si otterranno risultati. Ma ognuno di noi deve comprendere che il Lavoro non farà per noi le sue tre linee di lavoro. In ogni caso, sarebbe impossibile. Non si può fare uno sforzo che deve essere fatto da un’altra persona. (11)

Dovete pagare per ogni cosa, non nel senso di sborsare danaro e di effettuare un pagamento, ma mediante qualche tipo di sacrificio (non mi piace l’uso di questa parola, ma non ne esiste altra). In tal modo ciò coinvolgerà tutta la vostra vita.

P.D. Ouspensky (9)

Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

(1) C.S. Nott, Insegnamenti di Gurdjieff (196).

(2) P.D. Ouspensky, La Quarta Via (331).

(3) R. Ravindra, Gurdjieff e l’insegnamento di Krishna, in Georges Ivanovitch Gurdjieff – Vol. 1 (367-8).

(4) P.D. Ouspensky, La Quarta Via (332).

(5) J. de Salzmann, La Realtà dell’Essere (87).

(6) M. Nicoll, Commentari, Vol. III, cap. 90.

(7) M. Nicoll, Commentari, Vol. III, cap. 90.

(8) P.D. Ouspensky, La Quarta Via (332-3).

(9) J. Bennet, Un Nuovo Mondo (157).

(10) J. de Salzmann, La Realtà dell’Essere (178).

(11) M. Nicoll, Commentari, Vol. III, cap. 90.

(12) P.D. Ouspensky, La Quarta Via (347).

Tutti gli articoli sulla Quarta Via: https://associazioneperankh.com/category/quarta-via/

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