L’agguato – Dialoghi con il Druido (cap. 21)

Il momento della battaglia era arrivato. Tutto l’accampamento era pronto; l’unico che vagava senza meta era il giovane druido. La notte e la pozione magica gli avevano portato in dono delle visioni: aveva capito cosa lei rappresentasse nella sua vita, e adesso che se n’era andata, sentiva una fitta profonda all’altezza dello stomaco. Ricordava le parole del Saggio Druido quando gli chiese come distinguere un vero sentimento da una semplice emozione: “Il sentimento è una connessione profonda con l’altra persona”.

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La nuova foresta sacra – Dialoghi con il Druido (cap. 19)

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Bran era ormai in cammino da qualche giorno. Mentre attraversava quella terra verde, non ci fu mai un istante in cui si sentisse solo. Per tutto il tempo, avvertiva la presenza costante e continua di una forza che non avrebbe saputo esprimere a parole, ma che lo circondava, dandogli un senso di appartenenza e di unione. Molte volte si voltò per assicurarsi che non ci fosse realmente qualcuno vicino a lui e non si sarebbe sorpreso a trovarsi di fronte la giovane druidessa o il giovane druido. La presenza più forte era quella del Saggio Druido, che mai aveva percepito con tanta intensità. Ogni suo gesto, ogni suo pensiero, venivano compiuti come se Lui fosse lì, osservandolo.

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La lotta interiore – Dialoghi con il Druido (cap. 18)

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Bran aveva trascorso alcuni mesi nel nuovo clan incontrato durante la traversata. Il nuovo villaggio stava crescendo rapidamente e i lavori procedevano incessantemente. Nonostante fosse ormai integrato nella nuova vita, Bran sentiva che il suo contatto con i mondi sottili si era fortemente ridotto: non riceveva più percezioni o visioni. Le Rune, una volta sue alleate, sembravano ora voltargli le spalle, mostrandosi, ogni volta che le consultava, dalla parte non incisa.

Il villaggio
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Bran e il mare – Dialoghi con il Druido (cap. 17)

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Mentre la battaglia imperversava nelle terre dei suoi amici druidi, Bran non capiva perché avesse delle fitte profondissime al costato, tanto forti da doversi fermare. Qualche volta il dolore era così profondo da costringerlo ad accasciarsi al suolo, come se fosse stato trafitto da una spada. Non sapeva, infatti, che la battaglia tra i Romani e la sua gente era cominciata nell’esatto momento della sua prima fitta, come non era a conoscenza del fatto che l’energia di rigenerazione e guarigione era dovuta alla cerimonia magica dei suoi fratelli druidi.

Bran sulla spiaggia
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La Cerimonia Magica – Dialoghi con il Druido (cap. 16)

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Dopo essere partiti dal villaggio, il popolo dei Celti, guidato dal giovane re, era giunto al grande fiume dove i Romani si erano accampati ed erano pronti ad affrontarli. Il giovane druido sapeva bene che affrontarli in campo aperto sarebbe stato molto rischioso, ma il suo popolo combatteva senza strategia, uomo contro uomo, per dimostrare il proprio valore e coraggio. Era giunto il momento di lanciarsi in battaglia ed il giovane re, prima di dare l’ordine di attaccare, si consultò con il suo druido.

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La sofferenza di Bran e la Runa Mannaz – Dialoghi con il Druido (cap. 15)

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Bran aveva lasciato il villaggio ormai da qualche giorno; non riusciva a dimenticare il momento in cui il giovane allievo gli aveva detto che avrebbe dovuto partire ed andare verso nord per fondare una Scuola druidica. Non riusciva a dimenticare nemmeno la sorpresa nel vedere la giovane druidessa, la sua più cara amica, la sua confidente, guardarlo con sguardo indifferente quando lui, con le lacrime agli occhi, implorava il suo aiuto. Era in cammino ormai da qualche giorno, ma quei pensieri erano sempre gli stessi: lo stato di sentirsi abbandonato, tradito dai suoi amici, non lo lasciava nemmeno per un istante, in nessun momento della giornata.

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La Partenza di Bran e la Runa Raido – Dialoghi con il Druido (cap. 14)

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Dopo la proclamazione del giovane re come capo dei guerrieri in battaglia, la situazione era migliorata nel villaggio. I romani si erano mossi dal loro accampamento e la battaglia era imminente. Il giovane druido, Bran, e la giovane druidessa erano intenti a cogliere i segnali intorno a loro. Il giovane allievo decise di consultare le Rune e così, insieme alla giovane druidessa e a Bran, si prepararono in una notte di luna piena a contattare il Signore delle Rune; l’oracolo avrebbe dato indicazioni sui futuri movimenti del Wyrd.

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Il cervo bianco – Dialoghi con il Druido (cap. 13)

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Dopo il ritorno del giovane druido al villaggio, era necessaria un’azione immediata; i Romani erano alle porte, non si poteva più aspettare. Era fondamentale stabilire un capo tra i guerrieri; tutti avrebbero dovuto accettarlo e combattere sotto la sua guida. Il giovane druido sapeva che l’unico in grado di adempiere a quel ruolo era il giovane re. Adesso doveva fare in modo che tutti lo accettassero come loro condottiero e per questo aspettava un’indicazione dal cielo, un aiuto dal Saggio Druido. Sapeva anche che tutto succede al tempo opportuno: la rete del Wyrd si propaga attraverso fili sottili, i suoi messaggi sono chiari per chi sa leggerne la trama e formare coscientemente il suo Orlog.

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Il ritorno del Druido – Dialoghi con il Druido (cap. 12)

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Dopo la sepoltura del Saggio Druido e la scomparsa del giovane allievo, la situazione nel villaggio stava peggiorando sempre di più. La giovane druidessa sapeva di essere l’unica in grado di trovarlo, ma allo stesso tempo non poteva abbandonare il villaggio in quella situazione. Decise quindi di utilizzare una magia runica.

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L’addio – Dialoghi con il Druido (cap. 11)

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Il giovane allievo e Bran avevano completato la loro missione dopo un lungo viaggio nel mondo dei celti e aver persuaso molti dei villaggi visitati ad unirsi a loro. Alcuni villaggi, però, avevano opposto resistenza e si erano rifiutati di combattere al fianco di colui che chiamavano “il giovane arrogante”, in riferimento al giovane re della città fortificata.

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L’incontro con il re e la magia di Ansuz – Dialoghi con il Druido (cap. 10)

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Le visite ai vari villaggi, con lo scopo di unirsi in battaglia, non si presentavano come una cosa semplice. Presso le tribù celtiche la guida del popolo non era prerogativa di una sola famiglia e il sovrano veniva generalmente scelto fra i membri della classe guerriera, eletto a maggioranza sotto il consiglio e il diretto controllo dei druidi. Il re, che guidava quei popoli, era conosciuto come irascibile e prepotente, un ragazzo giovane con molta energia, difficile da incontrare ma soprattutto da convincere. Faceva parte di quei regnanti che volevano che il potere diventasse ereditario cosa che successe dopo l’arrivo dei romani ma che prima era totalmente proibita. Un popolo come quello dei celti, abituato a vedere la divinità in ogni cosa e a raffrontarsi direttamente con essa, come poteva avere qualcuno che si ritenesse loro sovrano per nascita?

L’archetipo del sovrano celtico che, come ogni aspetto della società, si rifaceva a modelli divini rappresentati da degli dèi con ben determinate caratteristiche, si basava sul fatto che il capo era colui che si faceva espressione terrena dell’abbondanza della natura e dell’armonia del Cielo. Il re veniva eletto dai suoi pari, ma questa elezione non aveva valore se non veniva ratificata dal druido. Il re non poteva agire contro il volere del druido o disprezzare i suoi consigli. Ma, d’altro canto, ogni volta che il re gli domandava qualcosa, il druido doveva ubbidire salvo che non si trattasse di un atto empio. Questa dipendenza era giustificabile nella società celtica in quanto ogni atto pubblico era nello stesso tempo un atto sacro, poiché non vi erano distinzioni tra sacro e profano, erano come il re e il Druido due aspetti di una stessa realtà.

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Teiwaz, la Runa della battaglia – Dialoghi con il Druido (cap. 9)

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I romani avevano costruito un accampamento nelle terre dei Celti, il loro obiettivo: la Foresta Sacra. Avevano capito che distruggendo il luogo sacro, dai Celti preservato e venerato, avrebbero distrutto la loro unione, la loro forza, la certezza di essere protetti e guidati dagli dei.

Il Saggio Druido conosceva da tempo le loro mosse, gli auspici erano stati chiari, sapeva dove volevano arrivare e per questo stava preparando i suoi discepoli alla battaglia.

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Rune ed Energia – Dialoghi con il Druido (cap. 8)

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L’esperienza passata alla grotta aveva rafforzato l’unione dei tre apprendisti. Le giornate passavano in compagnia del Saggio Druido che spiegava loro l’Insegnamento druidico in tutte le sue forme. Il fatto che avrebbe dovuto accelerare il loro apprendistato come stava facendo era oramai chiaro, il perché questo dovesse avvenire, non lo era altrettanto ai tre apprendisti. Durante le lunghe ore dell’Insegnamento, quando qualcuno di loro tre diceva di non aver capito, il Saggio Maestro lo riportava sulle Rune: “Loro sono la tua strada per tradurre le mie parole, loro possono svelarti il segreto del simbolismo nascosto dalle mille immagini del mondo che vi circonda, è da loro che dovete passare per accedere al mondo dell’O.I.W che tutto muove, solo così si entra nel mondo della Magia.

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