La scuola di Quarta Via (cap. 30 – 1 parte)

Nessuna parola sarà in grado di riprodurre l’atmosfera di meraviglia, tensione, sospetto, esasperazione, speranza, felicità, divertimento puro e l’infelicità più cupa che Gurdjieff riusciva a creare intorno a sé.

J. Bennet (1)

Le scuole – le scuole esoteriche – ci trasmettono idee che possono liberarci. Queste idee provengono da coloro che si sono liberati e questa conoscenza è stata sempre trasmessa. Ma le idee che insegnano sono uguali alle idee insegnate dal Lavoro. Il Lavoro insegna idee liberatorie, ma l’azione di dette idee non saranno fruttuose se una persona non riflette su di esse e non sente di doverle applicare a se stesso.

L’illusione che esista un’educazione superiore e che basti ricevere il suo insegnamento per raggiungere un nuovo stato è molto sbagliato. Non c’è possibilità di redenzione per nessuno in queste scuole d’insegnamento se non si apprende, se non si comprende e se non si mette in pratica l’insegnamento che vi si impartisce. (2)

L’uomo non ha un’anima; ne ha solo la potenzialità. (3)

La conoscenza esoterica [infatti] è la scienza che studia la relazione dell’uomo con Dio e con l’universo. La sua trasmissione richiede di impegnarsi con altre persone (…) perché una determinata energia può essere prodotta solo in condizioni in cui si lavora insieme. Le scuole possono differenziarsi nella conoscenza e negli approcci (la loro via) ma hanno tutte lo stesso scopo: vedere la realtà.

La conoscenza si trasmette attraverso la teoria e l’esperienza diretta, cioè vivendo una sorta di rappresentazione teatrale che segue la via specifica della scuola. Ciò crea una relazione: senza questo legame non sarebbe possibile vivere contemporaneamente in due mondi di livello diverso. (4)

A Essentuki il signor Gurdjieff ci aveva fatto un discorso sulla vera fede – non una fede dogmatica che è tenuta viva dalla paura delle torture dell’inferno. Egli disse che la fede è la conoscenza del sentimento. Questa conoscenza brilla come luce sfolgorante durante i momenti più critici della vita. (5)

Il momento in cui il Centro Magnetico pone l’uomo in contatto con qualcuno che conosce veramente la Via (…) è noto come la prima soglia, o primo passo, nella Via. Da questa soglia si innalza una scala che conduce a un livello leggermente superiore, ed è soltanto salendo la scala che il viaggiatore può entrare nella Via. Ma per salire la scala si ha bisogno dell’aiuto di altre persone.

Ouspensky diceva che, mentre sale la scala, l’uomo non possiede alcuna certezza, sicché a volte viene roso dal dubbio circa l’attendibilità della sua guida, l’accuratezza della conoscenza che sta ricevendo, sulla sua stessa capacità di trarne profitto. Ma dopo aver attraversato la seconda soglia, alla sommità della scala, si trova sulla Via e i suoi dubbi scompaiono. (6)

“Quest’avventura in cui mi sono cacciato non è completamente donchisciottesca?” mi chiedevo talvolta. “Stiamo combattendo contro i mulini a vento, o siamo impegnati in un’impresa che può portare risultati positivi, anche se piccoli, e che perciò vale la pensa di continuare?” Prima di rispondere alle mie stesse domande, mi guardavo intorno nella stanza e la mia verifica si rivelava, in genere, rassicurante. Le persone lì riunite erano più autentiche di quelle che incontravo altrove; parlavano meno spesso per farsi notare e più spesso per rivelare loro stesse. In ogni caso, in qualunque modo potesse concludersi questa rischiosa avventura, in un successo o in un fallimento, razionale o irrazionale che fosse, mi rendevo conto che non avevo più alcuna scelta. Dovevo continuare. (7)

Per lo sviluppo dell’essere è necessaria la scuola, cioè parecchie persone che lavorano nella stessa direzione in base ai principi e ai metodi della scuola. (8)

Non esistono scorciatoie per lo sviluppo interiore. Lo hanno detto tutti i maestri. Coloro che, dopo aver intrapreso il lavoro, lo abbandonano per una via apparentemente più facile, prima o poi dovranno ricominciare daccapo. Ognuno di noi ha un dovere. Ognuno ha un cammino da seguire. Ognuno ha un compito e deve svolgerlo. Conosco il mio? (9)

Nella scuola non possiamo ingannare noi stessi, e nella scuola ci può essere spiegato perché non possiamo comprendere. Ciò significa che c’è qualcosa in noi che dobbiamo conquistare allo scopo di comprendere di più. Non vediamo noi stessi, ma con l’aiuto, con lo studio, possiamo vedere molto di più. Esistono differenti gradi di vedere. (10)

UNA VERA SCUOLA DI QUARTA VIA

Una casa di lavoro è come una scuola basata sui principi di questa via, di questo insegnamento. È qui per un periodo di tempo limitato, durante il quale devono essere realizzate determinate cose.

La casa gioca il suo ruolo a seconda del livello delle persone che vi partecipano. Ci sono coloro che comprendono di non essere ciò che potrebbero, ma non sono convinti di voler cambiare il proprio essere e non capiscono ancora la necessità di uno sforzo. Nella casa ci possono anche essere persone che sono già deluse da se stesse, che non credono più nel loro io ordinario e sanno che la vita acquisterà significato solo se riusciranno a fare uno sforzo preciso per risvegliarsi e capire la propria situazione. E ci possono essere anche case in cui alcuni sono andati ancora più avanti.

Ogni volta il ruolo che ha la casa nell’insieme del lavoro è diverso e dipende dal livello delle persone che vi partecipano. Tuttavia dobbiamo comprendere che il lavoro non andrà mai molto lontano se non c’è un centro organizzato che stabilisca le condizioni necessarie e se non gestiamo la nostra vita in base ai principi dell’insegnamento che seguiamo.

La scuola al Prieurè

Una scuola richiede la comprensione dei suoi principi di lavoro, ma anche una disciplina basata su di essi. Dobbiamo pagare per quello che riceviamo. (11)

Uno dei maggiori pericoli che si corrono nel Lavoro è fare di esso qualcosa di formatorio, qualcosa che dipende unicamente dalla memoria. (…) Un sistema d’insegnamento esoterico che prende sempre se stesso come scopo – vale a dire, che vive sempre più esternamente – suole trasformarsi in un semplice ricordo. C’è sempre la possibilità di contestare le domande esposte nel Lavoro basandosi sulla memoria, ma questo lo priva di forza. Allora non comprenderà nulla. Allora non vedrà qual è il significato delle nuove idee. Sarà semplicemente un pappagallo che ripete a memoria le frasi che ha sentito senza comprendere il loro significato. (12)

Questa casa è come un mondo all’interno di un altro mondo. Cerchiamo di sapere ed essere quello che siamo. A questo scopo la nostra attenzione è sempre rivolta all’interno, verso la percezione della nostra vera natura (…).

Un principio basilare di questa scuola è fare sempre di più di quello che sappiamo fare sul piano ordinario. Solo questo porterà al cambiamento. Se mi limito a fare quello che mi è possibile rimarrò dove sono. È necessario fare l’impossibile. È la differenza con la vita ordinaria, in cui si fa solo quello che è possibile fare.

(…) Questo Lavoro è una scuola per sviluppare un nuovo centro di gravità. Finora il centro di gravità attorno a cui ha ruotato la nostra vita (che lo accettiamo o no) è stato l’io ordinario. Ed è ancora questo io che spera, valuta, giudica… e tutto questo perfino nel nome del Lavoro. (…)

Il nostro scopo, in una scuola di Quarta Via, è diventare diversi, cambiare il nostro essere dal livello dell’uomo numero uno, due, tre, al livello dell’uomo numero quattro, che possiede un nuovo centro di gravità, e poi dal livello dell’uomo quattro a quell’uomo numero cinque, che ha un io indivisibile. (13)


Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

[1] J. G. Bennet, Witness (302).

[2] M. Nicoll, Commentari, Vol. II, cap. 46.

[3] M. Anderson, L’inconoscibile Gurdjieff (22).

[4] J. de Salzmann, La Realtà dell’Essere (13-4).

[5] T. de Hartmann, La nostra vita con il signor Gurdjieff (74).

[6] K. Walker, L’insegnamento di Gurdjieff (140).

[7] K. Walker, Viaggio nella Quarta Via (103).

[8] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (317).

[9] C.S. Nott, Insegnamenti di Gurdjieff (290).

[10] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (368).

[11] J. de Salzmann, La Realtà dell’Essere (87-9).

[12] M. Nicoll, Commentari, Vol. III, cap. 3.

[13] J. de Salzmann, La Realtà dell’Essere (87-9).

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