Il serpente è stato spesso argomento di studio nei secoli e nelle tradizioni che lo hanno associato a concetti come la seduzione e la tentazione (ispirati dalla sinuosità dei suoi movimenti), ma anche a elementi in contrapposizione, come la vita e la morte (grazie alla caratteristica di cambiare pelle per rinnovarla stagionalmente), la guarigione e l’intossicazione (dovuta al suo veleno mortale).
Il serpente non mostra segni del suo sesso, e diviene per questo esempio della coniuctio oppositorum ricavata dalla letteratura alchemica ad indicare l’unione di polarità opposte.
Il suo spostamento è velocissimo nonostante non abbia arti né anteriori, né posteriori; è sufficiente osservarlo nelle opportune occasioni, secondo un movimento sinusoidale.
La comparsa e la scomparsa del serpente sono rapidissime, pertanto si desume che esso viva sia in superficie, sia dentro lo spessore della terra.
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Non molto tempo fa, un Rabbi se ne stava seduto con il suo giovane nipote. Il tono della loro conversazione era lieve e riguardava molti argomenti.
Stiamo assistendo un periodo di riscoperta del mondo celtico e dei popoli nordici più in generale; popoli che adottavano sistemi di vita e tradizioni differenti da quelli odierni basati sulla cultura romano-cattolica. Un affascinante universo deliberatamente oscurato, conteso con vigore prima dalla spada degli antichi romani e poi dal fuoco dell’Inquisizione, sepolto per secoli sotto l’etichetta di ‘barbaro’. Oggi, questo mondo sta emergendo con forza.
È assodato che alcune immagini e alcuni simboli appartenenti e provenienti da svariate Tradizioni, siano entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Dal punto di vista occidentale tale sorte è senz’altro toccata alle dieci piaghe d’Egitto contenute nel Libro dell’Esodo (dalla Bibbia).
Nel poema più famoso del mistico persiano sufi Farid al-Din ‘Attar – Il Verbo degli Uccelli – si delinea un’impareggiabile metafora del Cammino che si prospetta di fronte a colui che decide di mettersi alla ricerca di se stesso.
Preferiamo non fare nomi (ognuno valuterà personalmente), ma molti personaggi contemporanei o della storia più recente, si spacciano come maestri appartenenti alla tradizione spirituale Advaita. Più specificatamente, sono considerati come i rappresentanti di quella che viene chiamata Neo-Advaita.
Viviamo in un’epoca così ricca di tecnologia e d’informazioni immediatamente disponibili, che ci pare di avere accesso a ogni risposta, specie se si tratta di argomenti scientifici.
La storia d’amore tra Buddha, sua moglie e il figlio Rahula, è forse la più bella storia d’amore mai raccontata. Perché è la storia d’amore tra un uomo e una donna che trascende i confini del tempo e dello spazio.