I Dieci Comandamenti smascherati: quarto

20.8 โ€“ Ricorda il giorno dello Shabbat per santificarlo. Per sei giorni lavorerai e compirai ogni tua opera. E il settimo giorno sarร  Shabbat per Hashรจm il tuo Dio: non compiere opera alcuna, nรฉ tu, nรฉ tuo figlio, nรฉ tua figlia, nรฉ il tuo schiavo, nรฉ la tua schiava, nรฉ il tuo bestiame e nรฉ lo straniero che si trova entro le tue porte. [โ€ฆ]

Molti sapranno, a grandi linee, cosโ€™รจ lo Shabbat per la Tradizione ebraica; si tratta cioรจ del giorno della settimana piรน importante, che corrisponde al settimo giorno della Creazione in cui Dio, avendo compiuto la sua Opera, decretรฒ il riposo per se stesso e per tutti gli uomini.

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Alimentazione e istinto. Dov’รจ finito?

Nei secoli lโ€™alimentazione ha subito piรน e piรน volte dei veri e propri stravolgimenti, cambiando continuamente al mutare delle necessitร  e dei bisogni dellโ€™uomo come anche al variare delle condizioni circostanti di carattere climatico o a causa di guerre, pandemie e quantโ€™altro. Non ci dobbiamo quindi meravigliare se andando indietro negli anni e nei secoli lโ€™essere umano ha modificato piรน volte le proprie abitudini alimentari: รจ stato carnivoro, vegano, onnivoro, fruttivoro, lacto-ovo vegetariano, per poi ritornare ad essere carnivoro, vegano e cosรฌ via per migliaia e migliaia di anni.

Senza voler generalizzare troppo, possiamo dire che lโ€™uomo del passato ha dovuto imparare velocemente a riconoscere quali cibi fossero piรน adatti a lui e indispensabili al suo sostentamento e sopravvivenza. Aveva un istinto molto sviluppato, molto di piรน dellโ€™uomo moderno, non perchรฉ fosse piรน intelligente ma semplicemente perchรฉ era capace di ascoltarsi; era in grado di riconoscere e capire quali alimenti gli conferivano forza e gli permettevano di stare in salute. รˆ abbastanza evidente come fosse importante stare bene e mantenere il proprio fisico in forma per riuscire a sopravvivere. Non essendoci tutte le comoditร  e comfort di oggi, una sola scelta sbagliata avrebbe potuto mettere in pericolo la vita.

ISTINTO1Nel sapersi ascoltare l’essere umano era in grado di capire quali sostanze nutritive potevano mancargli in quel momento e quindi andarne alla ricerca per alimentarsene. Cosรฌ fanno anche gli animali (quelli che non sono stati resi troppo “umani”): รจ risaputo infatti che gli animali, quando non stanno bene, sanno quali erbe utilizzare per depurarsi e le mangiano solo quando necessario; essi non ingeriscono alimenti piรน dellโ€™indispensabile e se stanno male rimangono spesso a digiuno per tutto il periodo della malattia.

Anche i neonati e i bambini piccoli sono in grado di autoregolarsi e quando non stanno bene la prima cosa che fanno รจ digiunare o mangiare di meno. Sanno in maniera istintiva che quello รจ lโ€™unico modo che hanno per poter recuperare le forze e guarire rapidamente. Essi non hanno ancora subito alcun processo di intossicazione, sono puri e si basano sul loro istinto per sopravvivere.

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La trama del Wyrd โ€“ Dialoghi con ilย Druido (cap. 1b)

(Romanzo celtico esoterico – Leggi il capitolo precedente)

Il ragazzo fece un sospiro di sollievo: โ€œAllora il Wyrd non รจ predeterminato dalla nascita, ognuno รจ responsabile del suo destino?โ€:

โ€œCerto! Ma non pensare che sia scollegato da quello degli altri perchรฉ tutti insieme tessiamo, attraverso la nostra trama, il tappeto che rappresenta lโ€™umanitร  tutta e non solo. Dalle stelle agli alberi, dagli animali agli insetti, ogni frammento della creazione รจ parte di un unico disegno. Scoprire il disegno finale รจ conoscere la struttura, รจ collegare questo mondo con gli altri mondi, รจ conoscere il progetto divino. Potrai dirigere la tua trama quando comincerai a muoverti alla ricerca del disegno piรน grande di cui fai parte e cercherai di fonderti con esso, allora, tutto intorno a te cambierร .”

Poi il suo sguardo, guardando nel vuoto, si fece triste e cupo.

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L’eremita parla…

Ho bisogno di muovermi, di mettermi in cammino verso nuovi orizzonti, altrimenti sarร  stato tutto inutile.

Gli anni di studio, le avventure sorprendenti, le gioie di inaspettati incontri, lโ€™entusiasmo di profonde condivisioni e le scoperte di nuovi e piรน reali significati della vitaโ€ฆ si dissolve tutto lentamente ma inesorabilmente nella staticitร , nellโ€™attesa immobile.

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La trama del Wyrdย โ€“ Dialoghi con ilย Druido (cap. 1a)

WYRD

Il ragazzo chiese al vecchio Druido: โ€œRaccontami del Wyrd. Troppo spesso ho sentito questa parola ma il suo significato, profondo, mi รจ ancora sconosciutoโ€.

Il saggio lo guardรฒ fisso, la sua barba bianca e gli occhi profondi incutevano timore e rispetto. Prese un tappeto nellโ€™angolo della capanna, lo srotolรฒ e lo mostrรฒ al giovane cercatore. Il tappeto era bellissimo con delle forme geometriche al suo centro che sโ€™intersecavano una sullโ€™altra. โ€œTi piace questo disegno?โ€ Gli occhi del ragazzo risposero attraverso lo stupore del suo sguardo.

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5 โ€“ Hรฉ: la realizzazione del Soffio Vitale

Quinta lettera dellโ€™alfabeto ebraico. Simboleggia la gioia della Presenza della Shekinah (la parte immanente della Divinitร ) ed il Soffio Vitale. Anticamente era rappresentata come una finestra e graficamente era tracciata con la forma di un pettine. Questo per insegnarci che la nostra realizzazione dipende dalle aperture che riusciamo a creare (le finestre appunto) e che ciรฒ non puรฒ essere conseguito senza mettere ordine e dare una direzione alla nostra vita (concetto simboleggiato dal pettine e dallโ€™azione che svolge).

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Il cambiamento – Quarta Via (cap. 27)

Noi siamo in una stanza, corriamo da un angolo allโ€™altro, non cambiamo. In un angolo crediamo di essere una cosa; in un altro, pensiamo di essere diversi. Non possiamo cambiare per il semplice fatto di essere andati da un angolo allโ€™altro. Ciรฒ che sembra cambiamento รจ cambiamento tramite imitazione, cambiamento di condizioni, di simpatie e antipatie. P.D. Ouspensky (1)

Sarร  bene essere molto chiari: per la Quarta Via – come per tutte le strade iniziatiche – in condizioni ordinarie, conducendo una vita “orizzontale”, non รจ possibile alcun cambiamento, perchรฉ ogni volta che un essere umano vuole cambiare una cosa non vuole cambiare che questa cosa, e mantenere tutto il resto. Peccato che tutto nella macchina umana sia collegato e che ogni funzione รจ inevitabilmente controbilanciata da unโ€™altra o da tutta una serie di altre funzioni. La macchina รจ equilibrata in tutti i suoi particolari ad ogni momento della sua attivitร .

Di conseguenza, se un uomo constata in se stesso qualcosa che non gli piace e comincia a fare degli sforzi per cambiarlo, puรฒ giungere ad un certo risultato. Ma contemporaneamente a questo risultato, ne otterrร  inevitabilmente un altro, che non poteva immaginare.

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Sora Morte, Vita e Sopravvivenza

Da piรน di un anno lโ€™intera umanitร  si trova ad affrontare un nuovo virus che ha creato un enorme allarme. Ogni essere umano, individualmente e in gruppo, nellโ€™ambito della propria cultura di riferimento, si trova immerso in un flusso dโ€™informazioni dove la morte รจ menzionata quotidianamente. Non รจ piรน un argomento di cui si parla poco come prima, quasi che non esistesse. Il virus รจ riuscito a scuoterci dal torpore in cui ci lasciamo a volte vivere, desolatamente inconsapevoli che il tempo a disposizione non รจ infinito.

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Jera โ€“ La rinascita

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JERA – LA RINASCITA

La moderna tradizione divide le Rune in tre Aettir, o famiglie. Ogni gruppo viene, singolarmente, chiamato Aett e contiene le otto Rune in cui รจ diviso lโ€™antico alfabeto runico di 24 lettere chiamato Futhark. Jera รจ la quarta Runa del secondo Aett e rappresenta lโ€™arrivo della primavera dopo un lungo inverno.

Se osserviamo dallโ€™alto la sua forma sembra essere una spirale, che richiama lโ€™ideaย 

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Il Bagatto parla…

1 - IL BAGATTO

Io sono la prima carta del mazzo, lโ€™Arcano numero uno, quello da cui inizia ogni vera avventura. Stanco di una vita banale e sempliciotta, ho iniziato a destreggiarmi con gli strumenti che la vita mi ha offerto. Lโ€™idea di trascorrere unโ€™esistenza spenta, allโ€™insegna di una mera sopravvivenza, mi nausea.

Il mio aspetto e le mie tante conoscenze suscitano Continua a leggere “Il Bagatto parla…”

I Dieci Comandamenti smascherati: secondo

Non  avrai altri dรจi al mio cospetto. Non farti sculture o immagini alcune di ciรฒ che รจ in cielo, in alto e di ciรฒ che รจ in terra, in basso e di ciรฒ che รจ in acqua, sotto la terra. Non inchinarti ad esse e non servirle, poichรจ io sono Hashรจm il tuo Dio, Dio geloso che serba il ricordo del peccato dei padri fino ai figli, fino alle terze e alle quarte generazioni, con coloro che Mi odiano; ma che agisce ricordando il bene per migliaia di generazioni, per coloro che mi amano e per coloro che osservano i Miei precetti.

(Es 20, 3)

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4 โ€“ Dalet: una porta nella Creazione

DALETH

Eccoci alla quarta lettera dellโ€™alfabeto ebraico.

La parola dalet significa porta. Si tratta qui della porta che si varca per entrare nel mondo della Manifestazione, le cui meraviglie paiono come miseria in confronto allo splendore della Realtร . Dal significa infatti povertร , indigenza. รˆ unicamente attraverso il prendere consapevolezza dei nostri limiti e della nostra โ€œmiseriaโ€ che possiamo intraprendere il percorso che dalla Manifestazione conduce alla Realtร  varcando la Dalet in senso opposto.

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Alla (ri)scoperta della fermentazione dei cibi

La fermentazione risale a tempi antichi, ad almeno 12000 anni fa. Quasi certamente il piรน antico piacere fermentato fu lโ€™idromele (miele fermentato in acqua), seguito da birra e vino, tutte bevande considerate sacre in diverse culture e spesso anche direttamente collegate al mondo divino.

Tra il XVIII e il XIX secolo i chimici erano convinti che la fermentazione fosse causata esclusivamente da un processo chimico e non da esseri viventi; solo durante la seconda metร  dellโ€™Ottocento, grazie a Louis Pasteur e allโ€™avvento della microbiologia, si sancรฌ definitivamente che la fermentazione non fosse frutto di un processo chimico ma biologico. Continua a leggere “Alla (ri)scoperta della fermentazione dei cibi”

I Dieci Comandamenti smascherati: primo

Parlare dei Dieci Comandamenti richiama immediatamente alla memoria le Tavole della Legge ricevute da Mosรจ sul Sinay oltre che interminabili e noiosissime ore di catechismoโ€ฆ Chi poi non ha visto almeno una volta nella vita lโ€™intramontabile colossal con Charlton Heston nei panni di Mosรจ?

Lโ€™immagine ad effetto รจ immediata, unita alla percezione interiore di un insieme di norme morali e di buona condotta imposte dallโ€™alto come un limite alle tante cose interessanti che si possono fare nella vitaโ€ฆ

In realtร  se appena appena facciamo lo sforzo di cercare di capire un pรฒ di piรน, potremo scoprire nella Tradizione ebraica significati profondamente diversi, che portano a rivelare qualcosa di estremamente affascinante.

Nellโ€™ebraismo innanzitutto non si parla di comandamenti ma la Tradizione li designa come le Dieci Parole (ebbene sรฌ, il nostro Decalogo ne รจ proprio la traduzione quasi letterale).

Esistono poi differenze tra la versione ebraica e la versione che ne รจ stata resa dal cristianesimo (lโ€™ordine รจ leggermente diverso,  nella versione ebraica non esistono gli atti impuri e vi sono poi sfumature importanti che approfondiremo nel corso dei post successivi). 

Haim Baharier, studioso di ermeneutica ed esegesi biblica, afferma:

โ€œParlare di Dieci Comandamenti mi pare ingiusto. Non ci sono imperativi, nessuna imposizione. I verbi sono al futuro. Quei verbi portano promesse che si realizzanoโ€.

Lo scenario che si apre รจ immediatamente molto differente: unโ€™imposizione รจ statica, monolitica, non lascia spazio a nullโ€™altro che lโ€™esecuzione o la trasgressione. Una promessa รจ aperta al futuro, alla speranza, alla creativitร  ed al mutamento. 

Il primo comandamento come ci รจ arrivato dal cristianesimo tuona: Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio al di fuori di me. La Prima Parola nella Tradizione ebraica รจ quella su cui si fondano le Parole (o le promesse) successive: Io sono Hashรจm (1) il tuo Dio, che ti ha tratto fuori dalla terra dโ€™Egitto, dalla schiavitรน.

Non cโ€™รจ ingiunzione, non cโ€™รจ imposizioneโ€ฆ cโ€™รจ unโ€™affermazione: io sono il Dio della libertร , io sono la libertร ! Eโ€™ una bella differenza! 

Volendo ancora andare ancora piรน in profonditร  una traduzione piรน letterale suonerebbe cosรฌ: Anokhรฌ รจ Adonร i il tuo Elohรฌm, che ti ha fatto uscire dalla terra dโ€™Egitto, dalla casa degli schiavi. Anokhรฌ significa Io ma sta anche ad indicare lโ€™Anak, il filo a piombo. Nella Tradizione occidentale potrebbe essere paragonato alla Coscienza.

Nulla di esteriore dunque, nessun dio esterno che impone una legge ma lโ€™affermazione che la libertร  รจ conseguita solo grazie alla realizzazione di una Coscienza interiore, Testimone della Coscienza universale. 

La Tradizione ebraica sa molto bene che tale livello di Coscienza puรฒ essere conseguito unicamente attraverso lโ€™impegno ed il cambiamento che deriva dalla lotta interiore. Abramo si mette in viaggio ed abbandona la propria terra, Giacobbe diverrร  Israele unicamente quando passerร  dallโ€™altra parte del Giordano dopo aver combattuto con un misterioso essere divino (metafora del combattimento interiore).

Israele dovrร  peregrinare nel deserto per quarantโ€™anni prima di accedere alla Terra Promessa (metafora della Realizzazione) e quante battaglie dovrร  affrontare per poterlo fare! Tutta la narrazione biblica รจ un divenire, simbolo del mutamento che ognuno di noi deve ricercare ed affrontare.

Ebreo deriva infatti dal termine laavar il cui significato รจ passare. Egli รจ dunque chi compie il passaggio, chi trasmuta da uno stato ad un altro sempre teso alla realizzazione di quella Coscienza superiore, quellโ€™Io divino contenuto nella Prima Parola.


(1) Letteralmente significa il Nome. La Tradizione ebraica non pronuncia il Nome divino di quattro lettere (Tetragramma) e ne sostituisce la menzione con dei sostitutivi. Il piรน famoso tra questi รจ Adonai.

 

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Abituarsi alla sofferenza?

Chi di noi non ha mai provato, per le ragioni piรน differenti, unโ€™acuta e intensa sofferenza? La morte di una persona cara, un amore sbagliato, un tradimento, lโ€™indifferenza affettiva dei genitori, il sentirsi sempre e comunque “sbagliati” davanti agli altri, lโ€™essere derisi per le proprie differenze fisiche o di pensiero.

Sรฌ, tutti noi abbiamo sofferto, in qualche forma e con modalitร  attinenti alle personalitร  che indossiamo in questa vita, ma qualcuno fa di questa sofferenza un vestito dal quale sembra non voler piรน separarsi.

Diverse possono essere le reazioni agli stati di sofferenza: alcuni reagiscono piangendo disperatamente; altri si chiudono allโ€™interno di una corazza che rinforzano giornalmente, indossandola costantemente alla prima occasione di possibile pericolo (reale o astratto).

Lentamente, come Penelope, di giorno costruiscono la loro tela, impegnandosi ed investendo energie in una direzione desiderata, poi di notte la distruggono cercando conferme alla loro profonda convinzione che “tanto, come al solito, finirร  in un dramma”. Ovviamente, inconsciamente spinti dalle paure profonde non affrontate.

Ecco che emergono allora alla memoria le parole di un saggio: โ€œLa sofferenza interiore รจ una malattia dellโ€™anima, che va diagnosticata e poi curata; รจ causata dalla fantasia, da come ci siamo costruiti il mondo dentro di noi e quindi dal pregiudizio con cui affrontiamo gli eventi.

Se qualcuno si chiederร  a questo punto se รจ possibile cambiare questo stato dโ€™essere, rispondiamo con certezza: sรฌ, ma non arriverร  dallโ€™alto, o per caso. Occorrerร  lasciare il conosciuto per lo sconosciuto, lasciando corazze e idee preconcette. E occorrerร  fidarsi di qualcuno che ha la luciditร  e il coraggio di metterci di fronte a noi stessi.

Come lโ€™uccellino che deve spiccare il primo volo dal nido e che si trova dinnanzi al vuoto, ci tremeranno le gambe, si appannerร  la vista, e il proprio mondo di tristezza sembrerร  in quel momento, tutto sommato, una piccola e comoda gabbietta.

La cosa che conta in quell’istante รจ saltare. Non ci saranno garanzie che andrร  subito โ€œtutto beneโ€, ma dโ€™altronde che cosa abbiamo da perdere? La sofferenza, appunto. La strada verso la felicitร  รจ forse lunga e tortuosa, perchรฉ ostinata e complessa รจ la nostra realtร  interiore.

Ciรฒ che possiamo assicurare รจ che se un salto non verrร  compiuto, nulla potrร  mai cambiare. Quindi, รจ forse un prezzo troppo alto da pagare o vale la pena di tentare?

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L’invidioso: figlio di un dio minore

Non procura vantaggi, tuttavia in suo nome si รจ disposti a rovinare, vanificare, distruggere ogni cosa: รจ l’invidia, un vizio capitale che non obbedisce alle leggi della logica, nรจ dell’edonismo, nรจ del profitto. Il mondo dell’invidioso รจ totalmente privo di ogni piacere, conosce solo rabbia e malanimo.

La Bibbia mostra come l’invidia nasca e si sviluppi all’interno dei rapporti familiari e di quelli piรน intimi, non risparmiando proprio nessuno. Il libro della Genesi associa ad esempio la fratellanza all’invidia, come ben ci ricordano Caino e Abele (Gn 4), Giacobbe ed Esaรน (Gn 27, 1-46) e i fratelli di Giuseppe (Gn 37-50). Da questi rapporti, come nelle storie di molti di noi, sembrerebbe che l’invidia diventi piรน stritolante proprio tra le persone che piรน sono, o sono state, vicine.

Se per la psicanalisi la distruttivitร  dell’invidioso riflette la possessivitร  primigenia verso la madre, per Dante si tratta di una sorta di cecitร  che impedisce di riconoscere il bene.

San Cipriano e san Gregorio Magno hanno anche identificato la fisionomia tipica del povero invidioso, un aspetto affatto gradevole: volto minaccioso, grigiastro, aspetto torvo, denti che stridono, guance cadenti, fauci secche. Nei casi piรน disperati mani pronte a colpire o parole insensate ricche di un veleno denso e amaro.

Prima o dopo l’invidioso troverร  il Continua a leggere “L’invidioso: figlio di un dio minore”

Il simbolo della Fenice

Che la fenice more e poi rinasce,

quando al cinquecentesimo anno appressa

erba nรฉ biada in sua vita non pasce,

ma sol d’incenso lacrima e d’amomo,

e nardo e mirra son l’ultime fasce.

Dante Alighieri

Con questi versi Dante descrive la Fenice, uno dei simboli piรน affascinanti della mitologia egizia: gli egizi identificavano questo maestoso airone con Bennu (dal verbo benu, splendere, brillare, puntare al cielo, librarsi in volo).

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Diventeremo tutti sodomiti?

Il termine sodomita richiama alla mente la pratica sessuale con persone delle stesso sesso e secoli di lettura superficiale della Bibbia associano a questa il peccato per cui la biblica cittร  di Sodoma รจ stata distrutta dal volere divino.

Il vero peccato perรฒ รจ accontentarsi di leggere con superficialitร  il Testo Sacro e della lettura, spesso dettata da preconcetti di tipo ideologico, che gli interpreti di turno hanno deciso di dare (e, a titolo di cronaca, ricordiamo che fino a non molto tempo fa il magistero cattolico dapprima vietava e poi scoraggiava al popolo la lettura della Bibbia).

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