I Movimenti e le danze sacre di Gurdjieff: il corpo come strumento per (ri)svegliarsi

Jeanne De Salzmann e le danze sacre

Gurdjieff era brutale nella sua diagnosi dell’umanità: gli esseri umani dormono. Non solo di notte: dormono mentre parlano, mentre lavorano, mentre credono di amare. La nostra vita è una sequenza di reazioni automatiche guidate da desideri inconsci, abitudini sedimentate, ruoli appresi nell’infanzia. La coscienza che pensiamo di avere è in gran parte un’illusione ben confezionata.

Questa intuizione non è, naturalmente, solamente sua. A Gurdjieff dobbiamo un linguaggio molto comprensibile per la nostra cultura, il che lo rende attuale; ma il medesimo concetto lo ritroviamo nel Buddismo (la mente della scimmia, la ruota del samsara), nel Sufismo (il cuore appesantito dal velo), nelle tradizioni sciamaniche (l’anima che dorme nella materia). E in molte di queste tradizioni troviamo ciò che ha reso la Quarta Via di Gurdjieff così nota: non solo una dottrina nè, tantomeno, una fuga dal mondo, ma – come ingrediente del Lavoro interiore – il movimento.

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Il fare che non facciamo: l’approccio della Quarta Via

Molte persone si avvicinano al mondo dell’esoterismo attraverso la lettura e l’approfondimento degli insegnamenti della Quarta Via. Ne restano affascinate per il linguaggio moderno, per l’impostazione pratica e per il modo in cui G. I. Gurdjieff ha reso accessibile al mondo occidentale una tradizione antica, riportandola con termini comprensibili all’uomo contemporaneo. Eppure, proprio chi si dichiara vicino a questo insegnamento spesso by-passa uno dei suoi nuclei fondamentali: il fare.

Il fare nella Quarta Via
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“Mangiare l’Io”: quando il lavoro interiore smette di essere decorativo. Un libro di Patrick Patterson

Sugli scaffali della letteratura spirituale, quando composta da copertine con fiori di loto e volti sereni degli autori, Eating the “I” di Wm. Patrick Patterson occupa un posto scomodo. Quasi un po’ in bilico, e proprio per questo necessario. Non si tratta un manuale, nè è un testo edificante, e certamente non è un racconto consolatorio. È un resoconto diretto, talvolta brutale, di cosa significhi incontrare davvero la Quarta Via come cammino di trasformazione nella vita ordinaria.

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Svelato l’arcano: perché gli enneatipi di Naranjo non hanno nulla a che fare con l’Enneagramma e con Gurdjieff (1° parte)

Perché abbiamo scritto questo articolo sulla famosa incomprensione tra enneatipi ed Enneagramma

Negli ultimi anni, l’Enneagramma è diventato un simbolo onnipresente: nei corsi di leadership, nei podcast motivazionali, nei meme sui social. Si parla di “tipi”, di “ali”, di “sottotipi” come se tutto fosse chiaro, codificato, indiscutibile; e quel che è peggio, come se tutto questo avesse a che fare con un sapere antico e misterioso, rimasto inalterato nella sapiente oscurità in cui era stato avvolto.

Enneagramma ed enneatipi
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Quarta Via: perché (e come) cercare la trasformazione

Se ti è già capitato di sentire che la vita manca di un significato più profondo, o che la routine quotidiana di successi e fallimenti, norme culturali ed educazione, non ti è più sufficiente, sappi che sei nel pieno del moto interiore che ha avvicinato cercatori di ogni provenienza alla Quarta Via, come forse a tutte le tradizioni iniziatiche. Questa sensazione segna spesso, infatti, l’inizio di un viaggio trasformativo—radicato in antiche saggezze e finalizzato al risveglio verso uno stato di essere superiore.

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La funzione dello shock nella Quarta Via (cap. 34)

In questo lavoro è necessario trasformare le impressioni e questa è l’essenza dello shock.

M. Nicoll (1)

È stato spiegato precedentemente che, nelle condizioni di vita ordinaria, noi non ci ricordiamo di noi stessi; noi non ci ricordiamo, vale a dire non abbiamo la sensazione di noi stessi; non siamo coscienti di noi stessi al momento della percezione di un’emozione, di un pensiero o di un’azione.

A bell - symbolic world
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La formazione di un gruppo di Lavoro nella Quarta Via (cap. 33 – 2 parte)

Un gruppo di Lavoro, secondo il Sistema, non si può formare immediatamente. È una cosa troppo grande. Un gruppo si costituisce per un lavoro ben coordinato, per uno scopo ben definito. Occorrerebbe aver fiducia gli uni verso gli altri. Allora questo sarebbe un gruppo. Fino a quando vi è un lavoro generale, non può trattarsi che di un lavoro preparatorio.

Non è possibile prepararsi se non tentando di imitare un gruppo tale quale dovrebbe essere; imitandolo interiormente beninteso, e non esteriormente. Che cosa è necessario per questo? Prima di tutto occorre comprendere che in un gruppo tutti sono responsabili gli uni verso gli altri. L’errore di uno solo è considerato come l’errore di tutti. Questa è la legge. E questa legge è ben fondata, perché in un gruppo ciò che è acquisito da uno solo, è acquisito da tutti nello stesso istante.

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La funzione del sentimento nella Quarta Via

Dio che non riesco a immaginare, che sei dentro di me, fa’ che io serva come devo servire, fa’ che muoia ciò che deve morire e che viva ciò che in me ti appartiene.

H. Thomasson (1)

La consapevolezza non dà conoscenza. La conoscenza deve essere acquisita. Nessun ammontare di consapevolezza può dare conoscenza e nessun ammontare di conoscenza può dare consapevolezza.

Esse sono parallele e non possono rimpiazzarsi a vicenda. Ma quando si diviene consapevoli si vedono cose che non si sono viste prima. Se ci rimaniamo per il tempo sufficiente, ciò produce effetti enormi. L’intero mondo sarebbe diverso se potessimo rimanerci per, diciamo, quindici minuti. Ma non si può essere consapevoli di se stessi per quindici minuti senza un fortissimo elemento emotivo. Occorre produrre qualcosa che ci renda emotivi; non possiamo farlo senza l’aiuto del centro emozionale.

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La metafora della carrozza e il ruolo della visualizzazione nella Quarta Via

Uno dei tanti modi in cui il Lavoro illustra la posizione dell’uomo si trova nella parabola del cavallo, la carrozza e il cocchiere. In questa parabola o allegoria, si allude all’uomo nel seguente modo: l’uomo è il cocchiere che dovrebbe stare alla guida e controllare il cavallo e la carrozza, ma egli rimane in una taverna a bere e sciupa quasi tutto il suo denaro in quel posto. Il cocchiere non sta alla guida perché si è ubriacato e per questo motivo il cavallo riceve un alimento scarso o nullo tanto il cavallo come la carrozza si trovano dunque in un pessimo stato. La prima cosa necessaria da fare è che il cocchiere si svegli dal suo sonno e pensi alla sua situazione.

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Cos’è la Quarta Via? Ecco cosa rispondere a chi non lo sa

In risposta alla domanda che può essere fatta da gente nuova alla Quarta Via: “A cosa si riferisce questo Lavoro?”, occorre rispondere che si tratta di un percorso destinato a quelli che cercano qualcosa, che non sono soddisfatti di ciò che hanno trovato nella vita e che sentono che ci deve essere qualcosa di più del successo o del fallimento, qualcosa di più di ciò che hanno appreso dalla cultura e dall’educazione che hanno ricevuto, in generale.

Quando una persona sente che la vita non ha un significato arbitrario, quando vede che se non si trova una spiegazione, l’esistenza è qualcosa di quasi completamente carente di significato, “un racconto riferito da un idiota”, una storia di crimini e spargimento di sangue e frustrazioni; quando una persona comincia a rendersi conto che l’esistenza del progresso è molto dubbia e che tutto comincia e finisce quasi prima di essere cominciato, è allora nella posizione di cercare un altro significato e una nuova conoscenza, con la convinzione che debba esistere.

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Il gruppo di Lavoro nella Quarta Via (cap. 33 – 1 parte)

Un gruppo, di solito, è un patto stabilito fra gli Io reali di un certo numero di persone che si impegnano insieme nella lotta contro le loro false personalità. L’Io Reale di ognuno di loro è senza forza davanti alla loro personalità, o piuttosto dorme, e la personalità è padrona della situazione. Se invece venti Io si alleano per lottare contro ciascuna delle personalità, possono diventare più forti di loro; in ogni caso possono disturbare il loro dominio ed impedire agli altri Io di dormire così tranquillamente.

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Atteggiamenti positivi e negativi nella Quarta Via

Il cambiamento inizia quando si prendono le cose comuni in modo nuovo.

M. Nicoll (1)

ATTEGGIAMENTI POSITIVI

LA SERIETÀ

Dobbiamo lottare per liberarci se vogliamo lottare per conoscerci. Conoscere e sviluppare se stessi costituiscono un impegno così importante e così serio, cui bisogna dedicare uno sforzo così intenso, che assumerselo nel modo solito, in mezzo a tutte le altre cose, è impossibile. L’uomo che si assume questo impegno deve metterlo al primo posto nella propria vita, perché la vita non è così lunga da poterla sprecare in cose inutili.

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La scuola di Quarta Via (cap. 32 – 2 parte)

Esiste una sorta di segreto nel lavoro-scuola, non nel senso di qualcosa realmente nascosto, ma di qualcosa che deve essere spiegato. L’idea è questa. Se prendiamo il lavoro-scuola come un’ottava ascendente, sappiamo che in ciascuna ottava ci sono due intervalli o vuoti, tra mi e fa e tra si e do.

Allo scopo di passare attraverso questi intervalli senza cambiare il carattere della linea di lavoro è necessario sapere come riempirli.

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La scuola di Quarta Via (cap. 32 – 1 parte)

Nessuna parola sarà in grado di riprodurre l’atmosfera di meraviglia, tensione, sospetto, esasperazione, speranza, felicità, divertimento puro e l’infelicità più cupa che Gurdjieff riusciva a creare intorno a sé.

J. Bennet (1)

Le scuole – le scuole esoteriche – ci trasmettono idee che possono liberarci. Queste idee provengono da coloro che si sono liberati e questa conoscenza è stata sempre trasmessa. Ma le idee che insegnano sono uguali alle idee insegnate dal Lavoro. Il Lavoro insegna idee liberatorie, ma l’azione di dette idee non saranno fruttuose se una persona non riflette su di esse e non sente di doverle applicare a se stesso.

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Il ruolo del pagamento nella Quarta Via (cap. 31)

Qui io rivedo Madame de Salzmann, ed è uno dei ricordi più forti che conservo di lei. Seduta, metà tigre e metà falco, raggiante di speranza e di compassione, e nello stesso terrificante nella sua obiettiva esigenza, ci domandava: “Siete pronti a pagare il prezzo?”

R. Ravindra (1)

Nel Lavoro della Quarta Via la prima condizione è comprendere ciò che si vuol guadagnare e quanto si è preparati a pagare per questo, perché bisogna pagare per ogni cosa. A volte si vogliono cose senza rendersi conto di ciò che queste comportano e di quanto c’è da pagare. Naturalmente non si parla qui di pagamento in denaro, principio anzi contrario ad ogni seria volontà di trasformazione e trasmissione, ma di qualcos’altro.

Questo significa che tutto quanto uno può acquisire richiede un certo sforzo, e allo scopo di fare questo sforzo, e di farlo consciamente, bisogna sapere perché lo si sta facendo e ciò che si può ottenere da questo sforzo. Ed è anche importantissimo comprendere in quali condizioni si può lavorare e senza quali condizioni è inutile cercare di lavorare.

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Il ricordo di sé nella Quarta Via (cap. 30)

Che Dio e tutti i suoi angeli ci impediscano di fare il male aiutandoci sempre e ovunque a ricordarci di noi stessi.

G.I. Gurdjieff (1)

Nel sistema della Quarta Via, ricordare se stessi significa la stessa cosa che essere consci di se stessi: Io sono. Qualche volta ciò viene da sé; è una sensazione stranissima. Non è una funzione, né un pensiero, né un sentimento; è uno stato di consapevolezza diverso. (2)

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Le regole nella Quarta Via (cap. 29)

Le regole non possono mai essere facili, piacevoli o confortevoli. Al contrario, devono essere difficili, spiacevoli e scomode; altrimenti non risponderebbero al loro scopo. Le regole sono le sveglie che destano l’uomo dal sonno. Ma l’uomo che apre gli occhi per un secondo, si indigna quando sente suonare le sveglie e domanda: non ci si può dunque svegliare senza sveglie?

P. D. Ouspensky (1)

Una delle cose più importanti in ogni tipo di scuola è l’idea delle regole. Se non ci sono regole, non c’è scuola.

Scuola di Quarta Via e regole
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Disciplina e Quarta Via (cap. 28)

Per conquistare qualcosa di reale, è necessaria una lunga pratica. All’inizio tenta di realizzare cose molto piccole. G.I. Gurdjieff [1]

Esiste un principio importantissimo nel lavoro: non dobbiamo mai lavorare secondo la nostra forza, ma sempre più della nostra forza. Questo è un principio permanente.

Nel lavoro dobbiamo sempre fare più di quanto possiamo; soltanto allora cambieremo. Se facciamo soltanto quanto ci è possibile rimarremo dove siamo. (…) Questo è diverso nella vita: nella vita facciamo soltanto ciò che è possibile. È necessario mettere maggiore energia nelle cose: nello studio di sé, nell’osservazione di sé, nel ricordare se stessi, ecc. E, allo scopo di mettere maggiore energia nel nostro lavoro, è necessario scoprire come questa viene spesa.

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Il cambiamento – Quarta Via (cap. 27)

Noi siamo in una stanza, corriamo da un angolo all’altro, non cambiamo. In un angolo crediamo di essere una cosa; in un altro, pensiamo di essere diversi. Non possiamo cambiare per il semplice fatto di essere andati da un angolo all’altro. Ciò che sembra cambiamento è cambiamento tramite imitazione, cambiamento di condizioni, di simpatie e antipatie. P.D. Ouspensky (1)

Sarà bene essere molto chiari: per la Quarta Via – come per tutte le strade iniziatiche – in condizioni ordinarie, conducendo una vita “orizzontale”, non è possibile alcun cambiamento, perché ogni volta che un essere umano vuole cambiare una cosa non vuole cambiare che questa cosa, e mantenere tutto il resto. Peccato che tutto nella macchina umana sia collegato e che ogni funzione è inevitabilmente controbilanciata da un’altra o da tutta una serie di altre funzioni. La macchina è equilibrata in tutti i suoi particolari ad ogni momento della sua attività.

Di conseguenza, se un uomo constata in se stesso qualcosa che non gli piace e comincia a fare degli sforzi per cambiarlo, può giungere ad un certo risultato. Ma contemporaneamente a questo risultato, ne otterrà inevitabilmente un altro, che non poteva immaginare.

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Il ruolo dell’attrito nel percorso spirituale – Quarta Via (cap. 26)

Solo una forza volontaria può liberarmi dal potere di una forza involontaria. Ho bisogno di vedere che per me sono necessarie umiltà e sincerità.
Jean de Salzmann (1)

Una strada spirituale è proprio quello che ci vuole per te; lo senti nelle vene, nel cuore, la desideri con la mente. I sacrifici non saranno un problema, farai sforzi, percorrerai chilometri, ti rimetterai a studiare per percorrerla, perché la Via è proprio ciò che qualcosa dentro di te insegue da tutta una vita. Ma cosa succederà il giorno in cui qualcuno ti dirà che dovrai mettere in discussione le tue idee? Continua a leggere “Il ruolo dell’attrito nel percorso spirituale – Quarta Via (cap. 26)”

Il ruolo della volontà nella Quarta Via (cap. 25)

Nel Lavoro tutto inizia con la valorizzazione e ciò significa desiderare qualcosa, perché se non si desidera una cosa non le si dà valore.
M. Nicoll (1)

Ogni tipo di lavoro, ogni tipo di stato, richiede un preciso minimo di sforzo e minimo di tempo dedicato ad esso, e il Lavoro che si proponeva di trasmettere Gurdjieff e previsto dalla Quarta Via, necessita più di parecchie altre cose se si vogliono ottenere risultati appena percepibili.

Cosa significa lavorare praticamente? Significa lavorare non soltanto sull’intelletto ma anche su emozioni e volontà. Lavoro sull’intelletto significa pensare in una maniera nuova, creare nuovi punti di vista, distruggere illusioni. Lavoro sulle emozioni significa non esprimere emozioni negative, non identificarsi, non considerare e, in seguito, anche lavoro sulle emozioni stesse. Cosa significa però lavoro sulla volontà? Significa lavoro sulle proprie azioni. Prima occorre chiedersi: cos’è volontà negli uomini n. 1, 2 e 3?

Questa è la nostra volontà. Può andare in una direzione un giorno, in un’altra un altro giorno, e noi la riteniamo diritta. Perciò essa è in realtà la risultante della nostra cecità.

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